Simonetta Pedicillo

Come appassionate d’arte, ci  interroghiamo molte volte sulla diversità dell’arte nei diversi posti del mondo, il quanto essa cambi da paese a paese, i colori, le tecniche, i diversi medium che si utilizzano per mandare uno stesso messaggio.

Occupandoci però dello scenario italiano, è sempre molto interessante per noi capire che questa diversità esiste anche all’interno del nostro territorio, e conta tantissimi protagonisti capaci di raccontare mille storie diverse pur esistendo in uno stesso luogo e tempo.

Quando abbiamo conosciuto Simonetta, quello che a noi ha colpito, è stata la sua immensa voglia di darci un appuntamento nel suo territorio, la Valle d’Aosta. All’inizio pensavamo potesse essere solo per una questione di distanze, in fondo a metà strada andava bene a tutti insomma!

In realtà il suo invito era quello di farci conoscere la sua Valle, e tutto quello che è racchiuso nei suoi confini.

Infatti, oltre al Forte di Bard, di luoghi dell’arte in Valle ne conosciamo ben pochi, e Simonetta ci ha fatto un po’ una cultura su questo, elencandoci luoghi e artisti per noi sconosciuti fino a quel momento.

E’ stato illuminante, come è stato estremamente illuminante conoscere la sua di arte!

Una paura di fondo che accomuna molti artisti è quella del “magari guarderai le mie opere e dirai che fanno schifo!”, ed è esattamente la frase che ci ha detto Simonetta prima di farci vedere quello che produce. Lasciandoci sbalordite davanti a dei lavori che non avevano alcun bisogno di una introduzione.

 

La tecnica è quella “inventata da lei”, un collage di immagini che possono essere fotografie o ritagli di giornale – non un giornale o foto qualunque! la tecnica vale ben poco se la materia prima è scarsa – dai quali Simonetta in qualche modo toglie il colore, lì strappa letteralmente via, ottenendo un effetto totalmente innovativo, poiché sono visibili i vari livelli della lavorazione, ma hai bisogno di più sguardi e tanta attenzione per capirli.

Si denuda la materia, alla ricerca profonda del messaggio, attraverso sguardi, visi e paesaggi nascosti tra colori decisi.

L’amore per il territorio non è esplicito nella sua arte, ma lo si vede dai piccoli dettagli che fanno la differenza, infatti le cornici scelte con cura per le sue opere sono realizzate da artigiani del posto, una specie di arte a Km0.

Simonetta collabora inoltre da un po’ di tempo con una galleria,  la Inarttendu ,  un piccolo spazio nel centro di Aosta, dove è possibile trovare non solo le sue opere, ma tanti altri artisti del territorio valdostano e tanto design.

Per chi fosse interessato ai suoi lavori la può contattare su:

Instagram: @vidart_ao

Facebook: @simonettapedicilloart

 

 

G. (tdf_collective)

 

Ilene Alciati

Quando decisi di dedicare un angolo di TheDoubleFace agli artisti emergenti, lo feci, in fondo in fondo egoisticamente, per me. Mi ero confrontata con il mondo dei grandi artisti quotati, delle grandi fiere e delle grandi mostre, ma sentivo che mancava qualcosa da conoscere e imparare del gigantesco mondo dell’arte. Ed ecco che decisi di buttarmi in questa mia avventura che è la rubrica “un personaggio in cerca di artisti”, e devo dire che è stata una delle mie più belle scoperte!

Ormai da quasi quattro mesi mi confronto con vari artisti, tutti con i propri progetti e le proprie ambizioni, sogni diversi, con un punto in comune: cercare di far diventare materia ciò che il loro io interno racconta. Un’esigenza primaria, urgente, profonda e urlante.

Durante Here, quando ho avuto il piacere di incontrare Ilene Alciati, una delle prime cose che mi ha detto è stato: ” Ricordati che ciò che faccio è un’urgenza di espressività! Ecco il perché delle mia arte!”

Scenografa di professione, figlia d’arte e amante delle marionette, Ilene attualmente lavora al Teatro Regio con i bambini, organizza laboratori di scenografia ( “La mia scenografia/ Abiti e personaggi”) tutto l’anno.

” I bambini arrivano con le loro bozze, e poi tutti insieme creiamo la scenografia. Due tele 2x3metri. Si dipinge in  piedi”.

L’urgenza che sente dentro, però, la porta a dipingere gli spazi periferici in cui vive, l’architettura marginale delle città. Le fotografa e poi con minuzia e tanta pazienza crea dei magnifici collage, vere e proprie storie, rimaste a lungo negli angoli, che trovano voce attraverso i suoi lavori.

Palaghiaccio all’imbrunire

I suoi lavori evolvono con lei, quindi dalla serie ad olio ” Sotto il cielo di Torino”, è passata a “Spazi onirici” (collage), fino ad arrivare ai lavori di oggi che uniscono la pittura con i collage.

In ascolto

Il desiderio nel cassetto? Poter esprimere i suoi pensieri liberamente e avere più visibilità!

Rigurgito

” Voglio esprimermi…per me è fondamentale! Non accetto compromessi però! La mia arte deve parlare al di là della vendita! Creare è una necessità!!!!!

E che di questa necessità possa essere fatta tutta l’arte!!!!

Passaggio N2

Se volete contatta Ilene lo potete fare sulla sua pagina facebook

 

Chiara Bianco

Conobbi Chiara l’anno scorso, nell’ambito di un progetto lavorativo al quale partecipavo. Lei era lì, un viso dolce e rassicurante, convinta della passione che coltiva da sempre, cioè la pittura.

La rincontrai  sabato scorso, in occasione di “OpenGallery“, al Lingotto, e riuscì a prendere due minuti per noi, per farmi raccontare come è iniziato il suo lavoro e cosa si riserva per il futuro.

Mi raccontò che l’arte attualmente viene, purtroppo, dopo il suo primo lavoro, quello della maestra. Mi raccontò anche che ha due diplomi uno all’Istituto magistrale e uno al liceo artistico, e una laurea in filosofia. Ha un figlio carinissimo che adora i cartoni animati e un marito paziente che la accompagna nelle varie mostre che fa. A casa non ha la televisione e dipinge spesso e volentieri, ma anche per questione di spazi, nella cameretta di suo figlio.

Mi disse che l’arte per lei è sempre stata una passione da coltivare, insieme all’amore per la natura, infatti in molte delle sue opere il binomio arte-natura compare spesso, è una tipologia di arte che lei ama definire “pittura naturalistica” e che le è valso un premio della rivista OASIS.

Raccontò anche che non tutto è reale nei suoi lavori, infatti cosa che incuriosice molto, sono gli accostamenti inusuali tra reale e immaginario, che proietta lo spettatore in un altro mondo.

Un mondo utopistico, che rimane in equilibrio all’interno del cosmo.  Un equilibrio precario, che cambia facilmente e che deve essere in qualche modo conquistato.

Il suo modo di dipingere è molto controllato, dato forse dalla paura che ha di deludere e di deluderSI, i suoi movimenti non sono mai istintivi, sono meticolosi come la tecnica che usa, quella ad olio, che richiede tempo e pazienza. Il tutto deve, però,  provenire dalle sensazioni e dalle emozioni che possono anche trasformarsi o essere a metà, ma che raccontano sempre una precisa e fantastica storia.

 

 

 

 

 

 

Norman Sgrò

“Ho iniziato a dipingere per caso, in fondo non ho mai imparato a disegnare!”

 

Esordisce così il mio incontro con Norman Sgrò, barellista di professione e artista nell’anima.

E la sua anima la si vede tutta nei suoi lavori, che lui definisce pittura intuitiva, e si avvicina molto all’astratto, ma con una nota specifica di fondo.

I suoi lavori non hanno un progetto preciso, un tema preciso o una linea guida, la tela bianca si compone da sé, e racconta ogni volta una storia diversa, uno stato d’animo o un’emozione vissuta in quel momento. L’unione dell’inconscio con la parte consapevole di sé stesso.

Norman Sgrò, Bloom (normansgro.wordpress.com)

Forse è questo che attira di più nelle opere di Norman, il dover capire che cosa sentiva nel momento in cui ha deciso di mescolare certi colori  e di creare i suoi lavori. Scoprire la parte più intima della sua arte. Immedesimandoci anche noi in quelle emozioni in una costante condivisione di sentimenti.

Norman Sgrò, Overshadow (normansgro.wordpress.com)

Un continuo sviluppo, non di tecniche, ma di crescita personale e di studio del proprio io, attraverso una sperimentazione incessante. Infatti tra i suoi interessi non troviamo solamente la pittura, ma anche la scrittura e la fotografia.

La forma ricorrente che possiamo trovare nei suoi lavori è il cerchio che riporta all’inconscio, i colori invece cambiano a seconda degli umori, ma rimandano sempre ad una atmosfera intima e interna.

Norman Sgrò, Dust Valley (normansgro.wordpress.com)

L’amore per l’arte gli è stato tramandato dal papà, ma da piccolo quasi si rifiutava di dipingere

“…in fondo l’arte deve nascere in modo spontaneo”

solo cinque anni fa ha deciso di mettere su tela i suoi sentimenti e di iniziare a raccontarsi.

Norman Sgrò, Diluvio (normansgro.wordpress.com)

I sogni nei cassetti sono tanti, tra tutti uno di avere uno spazio tutto suo dove poter dare libero sfogo alle sue sensazioni

“Camera mia non mi basta più!”

 

Tra le mostre, tante partecipazioni a Paratissima, e  mostre collettive con altri colleghi pittori.

I suoi lavori sono venduti in forma privata.

Vi invito a guardare il suo sito dove potrete trovare tutte le sue opere http://normansgro.wordpress.com