Lia Pascaniuc

Qualche giorno fa ,abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona l’artista Lia Pascaniuc, e di essere presente alla presentazione del suo libro d’artista, che si è tenuto in occasione della settimana del Salone del Libro di Torino ( 8-10 maggio 2019) in un evento collaterale “it’s book & fashion time” presso Spacenomore (link).

Realizzato 100% in carta riciclata, l’oggetto pensato da Lia ha le pagine totalmente bianche, pagine che vengono riempite dal visitatore con commenti, frasi, riflessioni e fotografie scattate nel tempo dall’artista, ottenendo così libri tutti diversi uno degli altri, unici nel loro contenuto.

E unici nel loro contenuto sono anche molti degli altri progetti che l’artista ha portato avanti in questi anni:

Da sempre interessata alla tutela dell’ambiente, “nella prospettiva di un’ideale armonia e convivenza tra pianeta e umanità”, nella sua arte cerca di affrontare le tematiche legate all’acqua, all’ambiente e ai fenomeni naturali, ai quali spesso accosta le problematiche della società contemporanea.

Infatti sono molti i progetti legati all’ecologia e all’ambiente ma anche al sociale, come ad esempio “ Vita liquida” (link al sito) dove ad una prima vista sembrerebbe di vedere semplici pesci nuotare nel vuoto. Ma il messaggio è ovviamente più profondo ed è legato alla nostra società, la quale è sempre più dipendente dai social il che ci porta a volere essere sempre e comunque visibili. Privare il pesce dell’acqua è la metafora perfetta dell’uomo, sempre più occupato a farsi vedere virtualmente tanto da privarsi di qualunque forma fondamentale di relazione esterna tra individui.

 

 

 

“…Con la sottrazione dei liquidi si può facilmente trasporre in una metafora dello spazio di movimento della società attuale, sempre più occupata a rendersi visibile attraverso forme virtuali che sostituiscono qualsiasi forma di relazione reale. Esaminando la fredezza dell’apparire si scaturisce in una analisi delle nevrosi contemporanee. Si assiste ad una concreta difficoltà da parte del singolo individuo di vivere in maniera naturale i rapporti, come se evitando il contatto umano si concretizzasse un accesso negato all’interiorità una sottrazione appunto. Eliminando la possibilità di interagire si perde la capacità di sostenere emozioni. Il raffinato equilibrio per non sentirsi proprio “un pesce fuor d’acqua”.

Un altro progetto molto interessante sempre legato al tema dell’ecologia è “ trasformazioni irreversibili” che indaga il modo in cui si trasforma il paesaggio naturale quando viene condizionato dal passaggio dell’uomo.

 

 

“Il comportamento dell’uomo nell’ambiente ha un impatto irreversibile oltre l’ emergenza clima, questi fattori hanno come risultato il passaggio del sistema da uno stato iniziale a uno stato finale. Solo alcuni coralli di grande estensione, possono sopravvivere a temperature molto alte e a gran parte degli effetti che esse comportano. L’agente atmosferico “El Nino” ha portato nel 1998 a un innalzamento della temperatura che ha causato lo sbiancamento dei coralli, senza alcun segno di recupero. Tutto quanto apparentemente si crea, tutto quanto apparentemente si distrugge, tutto quanto, in realtà, continuamente si trasforma. Inconsciamente, si spera sempre in una stabilità che la natura sia in grado di garantire da sola.”

 

Siete anche voi interessati alle tematiche affrontate da Lia? Volete approfondire lo studio dei suoi lavori?

Se la risposta è sì, potete trovare i lavori che vi ho presentato prima e tanto altro sul suo sito www.liapascaniuc.com

 

A prestissimo

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Silvia Musumarra

Ho conosciuto Silvia l’anno scorso a Paratissima, lei esponeva insieme alla galleria Inarttendu nella sezione G@P.

In quel contesto, tra tanti quadri appesi al muro, le sue opere mi hanno subito attirato l’attenzione, intanto perché era una delle poche che non aveva nulla appeso al muro, ma cosa più importante è che ciò che  crea è un misto tra arte e design,  servendosi di un oggetto di uso comune, che abbiamo tutti noi a casa…cioè la sedia! Oggetto che viene recuperata e tramutata in una nuova identità.

Architetto di formazione, ma da sempre appassionata del restauro e del recupero, decide di fare della sua passione un opera d’arte.

Nascono in questo modo, da un semplice modello di sedia degli anni Sessanta i MuSì!

Non Buttare ma rinnovare e trasformare!

 

La rilettura, in chiave creativa e ironica di questo modello di sedia, si coniuga in alcuni casi anche al riciclo e al recupero perché tutto si trasforma, ma soprattutto si personalizza.

In questo processo di cambiamento è “la sedia che dice cosa vuol diventare” e a questo punto tiro fuori una nuova personalità che essa stessa già possiede ma che va solo scovata e portata alla luce. Prende così vita una nuova seduta che non ha solo in compito di far accomodare le persone, ma che vuole essere anche un oggetto artistico, con un suo segno distintivo forte in grado di suscitare vari sentimenti nell’osservatore.

Dopo un primo accurato processo di “osservazione”, si passa alla fase dove è la fantasia che la fa da padrona “strizzando l’occhio” a materiali come la resina, il plexiglass, il metallo e la plastica, le nuove sedute diventano pezzi unici che, pur mantenendo la loro funzione originaria, hanno assunto le fattezze di un angelo, una mucca o una slitta per esempio.

Se vi ha incuriosito, e io sono sicura che è così, potete trovare altri lavori di Silvia sul suo sito http://www.musisediecreative.it/

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Simonetta Pedicillo

Come appassionate d’arte, ci  interroghiamo molte volte sulla diversità dell’arte nei diversi posti del mondo, il quanto essa cambi da paese a paese, i colori, le tecniche, i diversi medium che si utilizzano per mandare uno stesso messaggio.

Occupandoci però dello scenario italiano, è sempre molto interessante per noi capire che questa diversità esiste anche all’interno del nostro territorio, e conta tantissimi protagonisti capaci di raccontare mille storie diverse pur esistendo in uno stesso luogo e tempo.

Quando abbiamo conosciuto Simonetta, quello che a noi ha colpito, è stata la sua immensa voglia di darci un appuntamento nel suo territorio, la Valle d’Aosta. All’inizio pensavamo potesse essere solo per una questione di distanze, in fondo a metà strada andava bene a tutti insomma!

In realtà il suo invito era quello di farci conoscere la sua Valle, e tutto quello che è racchiuso nei suoi confini.

Infatti, oltre al Forte di Bard, di luoghi dell’arte in Valle ne conosciamo ben pochi, e Simonetta ci ha fatto un po’ una cultura su questo, elencandoci luoghi e artisti per noi sconosciuti fino a quel momento.

E’ stato illuminante, come è stato estremamente illuminante conoscere la sua di arte!

Una paura di fondo che accomuna molti artisti è quella del “magari guarderai le mie opere e dirai che fanno schifo!”, ed è esattamente la frase che ci ha detto Simonetta prima di farci vedere quello che produce. Lasciandoci sbalordite davanti a dei lavori che non avevano alcun bisogno di una introduzione.

 

La tecnica è quella “inventata da lei”, un collage di immagini che possono essere fotografie o ritagli di giornale – non un giornale o foto qualunque! la tecnica vale ben poco se la materia prima è scarsa – dai quali Simonetta in qualche modo toglie il colore, lì strappa letteralmente via, ottenendo un effetto totalmente innovativo, poiché sono visibili i vari livelli della lavorazione, ma hai bisogno di più sguardi e tanta attenzione per capirli.

Si denuda la materia, alla ricerca profonda del messaggio, attraverso sguardi, visi e paesaggi nascosti tra colori decisi.

L’amore per il territorio non è esplicito nella sua arte, ma lo si vede dai piccoli dettagli che fanno la differenza, infatti le cornici scelte con cura per le sue opere sono realizzate da artigiani del posto, una specie di arte a Km0.

Simonetta collabora inoltre da un po’ di tempo con una galleria,  la Inarttendu ,  un piccolo spazio nel centro di Aosta, dove è possibile trovare non solo le sue opere, ma tanti altri artisti del territorio valdostano e tanto design.

Per chi fosse interessato ai suoi lavori la può contattare su:

Instagram: @vidart_ao

Facebook: @simonettapedicilloart

 

 

G. (tdf_collective)

 

Ilene Alciati

Quando decisi di dedicare un angolo di TheDoubleFace agli artisti emergenti, lo feci, in fondo in fondo egoisticamente, per me. Mi ero confrontata con il mondo dei grandi artisti quotati, delle grandi fiere e delle grandi mostre, ma sentivo che mancava qualcosa da conoscere e imparare del gigantesco mondo dell’arte. Ed ecco che decisi di buttarmi in questa mia avventura che è la rubrica “un personaggio in cerca di artisti”, e devo dire che è stata una delle mie più belle scoperte!

Ormai da quasi quattro mesi mi confronto con vari artisti, tutti con i propri progetti e le proprie ambizioni, sogni diversi, con un punto in comune: cercare di far diventare materia ciò che il loro io interno racconta. Un’esigenza primaria, urgente, profonda e urlante.

Durante Here, quando ho avuto il piacere di incontrare Ilene Alciati, una delle prime cose che mi ha detto è stato: ” Ricordati che ciò che faccio è un’urgenza di espressività! Ecco il perché delle mia arte!”

Scenografa di professione, figlia d’arte e amante delle marionette, Ilene attualmente lavora al Teatro Regio con i bambini, organizza laboratori di scenografia ( “La mia scenografia/ Abiti e personaggi”) tutto l’anno.

” I bambini arrivano con le loro bozze, e poi tutti insieme creiamo la scenografia. Due tele 2x3metri. Si dipinge in  piedi”.

L’urgenza che sente dentro, però, la porta a dipingere gli spazi periferici in cui vive, l’architettura marginale delle città. Le fotografa e poi con minuzia e tanta pazienza crea dei magnifici collage, vere e proprie storie, rimaste a lungo negli angoli, che trovano voce attraverso i suoi lavori.

Palaghiaccio all’imbrunire

I suoi lavori evolvono con lei, quindi dalla serie ad olio ” Sotto il cielo di Torino”, è passata a “Spazi onirici” (collage), fino ad arrivare ai lavori di oggi che uniscono la pittura con i collage.

In ascolto

Il desiderio nel cassetto? Poter esprimere i suoi pensieri liberamente e avere più visibilità!

Rigurgito

” Voglio esprimermi…per me è fondamentale! Non accetto compromessi però! La mia arte deve parlare al di là della vendita! Creare è una necessità!!!!!

E che di questa necessità possa essere fatta tutta l’arte!!!!

Passaggio N2

Se volete contatta Ilene lo potete fare sulla sua pagina facebook

 

Chiara Bianco

Conobbi Chiara l’anno scorso, nell’ambito di un progetto lavorativo al quale partecipavo. Lei era lì, un viso dolce e rassicurante, convinta della passione che coltiva da sempre, cioè la pittura.

La rincontrai  sabato scorso, in occasione di “OpenGallery“, al Lingotto, e riuscì a prendere due minuti per noi, per farmi raccontare come è iniziato il suo lavoro e cosa si riserva per il futuro.

Mi raccontò che l’arte attualmente viene, purtroppo, dopo il suo primo lavoro, quello della maestra. Mi raccontò anche che ha due diplomi uno all’Istituto magistrale e uno al liceo artistico, e una laurea in filosofia. Ha un figlio carinissimo che adora i cartoni animati e un marito paziente che la accompagna nelle varie mostre che fa. A casa non ha la televisione e dipinge spesso e volentieri, ma anche per questione di spazi, nella cameretta di suo figlio.

Mi disse che l’arte per lei è sempre stata una passione da coltivare, insieme all’amore per la natura, infatti in molte delle sue opere il binomio arte-natura compare spesso, è una tipologia di arte che lei ama definire “pittura naturalistica” e che le è valso un premio della rivista OASIS.

Raccontò anche che non tutto è reale nei suoi lavori, infatti cosa che incuriosice molto, sono gli accostamenti inusuali tra reale e immaginario, che proietta lo spettatore in un altro mondo.

Un mondo utopistico, che rimane in equilibrio all’interno del cosmo.  Un equilibrio precario, che cambia facilmente e che deve essere in qualche modo conquistato.

Il suo modo di dipingere è molto controllato, dato forse dalla paura che ha di deludere e di deluderSI, i suoi movimenti non sono mai istintivi, sono meticolosi come la tecnica che usa, quella ad olio, che richiede tempo e pazienza. Il tutto deve, però,  provenire dalle sensazioni e dalle emozioni che possono anche trasformarsi o essere a metà, ma che raccontano sempre una precisa e fantastica storia.

 

 

 

 

 

 

Norman Sgrò

“Ho iniziato a dipingere per caso, in fondo non ho mai imparato a disegnare!”

 

Esordisce così il mio incontro con Norman Sgrò, barellista di professione e artista nell’anima.

E la sua anima la si vede tutta nei suoi lavori, che lui definisce pittura intuitiva, e si avvicina molto all’astratto, ma con una nota specifica di fondo.

I suoi lavori non hanno un progetto preciso, un tema preciso o una linea guida, la tela bianca si compone da sé, e racconta ogni volta una storia diversa, uno stato d’animo o un’emozione vissuta in quel momento. L’unione dell’inconscio con la parte consapevole di sé stesso.

Norman Sgrò, Bloom (normansgro.wordpress.com)

Forse è questo che attira di più nelle opere di Norman, il dover capire che cosa sentiva nel momento in cui ha deciso di mescolare certi colori  e di creare i suoi lavori. Scoprire la parte più intima della sua arte. Immedesimandoci anche noi in quelle emozioni in una costante condivisione di sentimenti.

Norman Sgrò, Overshadow (normansgro.wordpress.com)

Un continuo sviluppo, non di tecniche, ma di crescita personale e di studio del proprio io, attraverso una sperimentazione incessante. Infatti tra i suoi interessi non troviamo solamente la pittura, ma anche la scrittura e la fotografia.

La forma ricorrente che possiamo trovare nei suoi lavori è il cerchio che riporta all’inconscio, i colori invece cambiano a seconda degli umori, ma rimandano sempre ad una atmosfera intima e interna.

Norman Sgrò, Dust Valley (normansgro.wordpress.com)

L’amore per l’arte gli è stato tramandato dal papà, ma da piccolo quasi si rifiutava di dipingere

“…in fondo l’arte deve nascere in modo spontaneo”

solo cinque anni fa ha deciso di mettere su tela i suoi sentimenti e di iniziare a raccontarsi.

Norman Sgrò, Diluvio (normansgro.wordpress.com)

I sogni nei cassetti sono tanti, tra tutti uno di avere uno spazio tutto suo dove poter dare libero sfogo alle sue sensazioni

“Camera mia non mi basta più!”

 

Tra le mostre, tante partecipazioni a Paratissima, e  mostre collettive con altri colleghi pittori.

I suoi lavori sono venduti in forma privata.

Vi invito a guardare il suo sito dove potrete trovare tutte le sue opere http://normansgro.wordpress.com