Mostra “Dietro il visibile” di Alessio Palma

In questi quasi due anni di blog abbiamo sempre recensito tantissime mostre, chi ci conosce sa che adoriamo andare per gallerie, musei e spazi espositivi alla ricerca di nuovi artisti e nuove opere da farvi conoscere.

Questa volta vogliamo andare un pochino controcorrente e vi vogliamo segnalare una mostra che ancora non siamo andate a visitare, ma che sappiamo sarà un grande successo.

Stiamo parlando della mostra “Dietro il visibile” , che inaugurerà il 22 febbraio  in via Clementina 10 (Rione Monti), a Roma.

Sarà una mostra che riunirà le più importanti opere dell’artista Alessio Palma,  scultore specializzato nel trattamento di resine sintetiche e naturali, in un grande revival della sua carriera.

 

Quando ho incontrato Alessio e mi mostrava per la prima volta le sue opere, ciò che mi ha colpito e ho trovato evidente nei suoi lavori, è stata proprio la capacità di esprimere l’essenziale trovando modi nuovi per raccontare quei momenti, che la sua sensibilità gli suggeriva, attraverso un linguaggio in costante ricerca tra materia, artigianalità e design. Curiosità, creatività e semplificazione rappresentano l’essenza alla base della sua arte.

Queste le parole della curatrice Arianna Romano.

L’atelier di Alessio Palma diventa quanto di più semplice e aperto al confronto possa esserci, senza nulla di ideologico.  La sensazione finale è quella di un ponte tra la ricerca e la manualità dell’artista e le diverse sensibilità di chi guarda le varie opere esposte al suo interno.

E quindi…non vi resta che segnare in agenda: dal 22 febbraio al 01 marzo!

 

Tutto quello che c’è da sapere su…Jean-Michel Folon

Da qualche giorno hanno inaugurato al CAMERA  di Torino, la mostra ” 1969. Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale”, una selezione di fotografie dell’omonima mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre 1969 a Parigi, che proseguì a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi infine a Tokyo nell’ottobre 1971.

Mulas-Ugo_il-gruppo-Olivetti_
http://camera.to/mostre/1969-olivetti-formes-et-recherche-mostra-internazionale/

E visto il mio amore incondizionato per questa grande figura che è stato Olivetti, non ho potuto non visitarla!

Entrando in questo grande spazio allestito sempre con grande precisione e riguardo, si notano fotografie di maestri come Ugo Mulas, Tim Street-Porter, Alberto Fioravanti e altri, ma la mia attenzione è stata completamente attirata dai lavori di quello che per me è uno dei più grandi illustratori esistiti e che io ammiro tantissimo…cioè Jean-Michel Folon.

Quando ho deciso di aprire questo  blog, Folon era tra i primi argomenti che volevo affrontare, perché credo che tutti noi abbiamo il diritto di sognare con le sue illustrazioni, di godere dei colori che usa e di immaginarsi all’interno dei mondi che  racconta… per diversi motivi,però, non ero mai riuscita a farlo…

E quindi come regalo di natale a me e a voi, ecco Jean-Michel Folon:

wikiwand.com

Chi era Folon?

Intanto, per chi non è del mestiere e forse non lo sa, Folon è stato uno degli ultimi cartellonisti del Novecento e ha collaborato per molti anni proprio con Olivetti, firmando per l’azienda di Ivrea tantissimi manifesti e importanti libri illustrati tra cui La metamorfosi di Franz Kafka e Le Cronache marziane di Ray Bradbury.

Quasi trent’anni di collaborazione tra un artista che disegna come un poeta  e un’azienda che opera con la razionalità richiesta dal mercato e dalla tecnologia.

Folon nasce a Uccle in Belgio nel 1934. Studia architettura a Bruxelles, ma nel 1955 abbandona gli studi universitari per dedicarsi al disegno. Si trasferisce a Parigi dove è influenzato dalla pittura d’avanguardia di Picasso e dei surrealisti. Nei primi anni ’60 i suoi disegni sono accolti da alcune riviste americane, ma il suo stile fortemente anticonformista e fantastico stenta ad affermarsi. [ www.storiaolivetti.it]

Nel 1969 si tenne a New York presso la galleria Lefebre  una mostra dei suoi acquerelli che lo fece conoscere e consacrare come illustratore.

https://fondationfolon.be/artiste-parent/artiste/
https://fondationfolon.be/artiste-parent/artiste/

Durante gli anni ottanta intraprese nuove esperienze con l’allestimento di scenografie, la scultura su legno e la creazione di cartoni animati. Negli anni novanta comincia a modellare la pietra e il bronzo.

Convinto difensore dei diritti umani, collaborò con Amnesty International, illustrando tante campagne di sensibilizzazione.

Nel 2005, Marilena Pasquali firma una delle più grandi mostre su Jean-Michel Folon, a Firenze, dal titolo “Folon Firenze”, dove l’artista espose i suoi acquerelli e sculture.

https://fondationfolon.be/artiste-parent/artiste/

E proprio a Firenze al Giardino delle Rose sono collocate alcune sue opere, donate alla città dalla moglie di Folon dopo la sua morte, avvenuta nel 2005 dopo una leucemia.

…e questo è un pochino di quello che è stato Folon…

Se volete approfondire l’argomento, intanto potete visitare la mostra su Olivetti al CAMERA, fino al 24 febbraio 2019, oppure  il sito della Fondazione Folon 

Sono sicura che vi innamorerete anche voi come me dei suoi lavori!!

https://fondationfolon.be/artiste-parent/artiste/

Lasciateci un feedback qui sotto se volete

Come piccolo regalino di Natale, ecco un bellissimo documentario su Jean-Michel…BUONA VISIONE!!

 

G. (TheDoubleFace_collective)

 

 

Simonetta Pedicillo

Come appassionate d’arte, ci  interroghiamo molte volte sulla diversità dell’arte nei diversi posti del mondo, il quanto essa cambi da paese a paese, i colori, le tecniche, i diversi medium che si utilizzano per mandare uno stesso messaggio.

Occupandoci però dello scenario italiano, è sempre molto interessante per noi capire che questa diversità esiste anche all’interno del nostro territorio, e conta tantissimi protagonisti capaci di raccontare mille storie diverse pur esistendo in uno stesso luogo e tempo.

Quando abbiamo conosciuto Simonetta, quello che a noi ha colpito, è stata la sua immensa voglia di darci un appuntamento nel suo territorio, la Valle d’Aosta. All’inizio pensavamo potesse essere solo per una questione di distanze, in fondo a metà strada andava bene a tutti insomma!

In realtà il suo invito era quello di farci conoscere la sua Valle, e tutto quello che è racchiuso nei suoi confini.

Infatti, oltre al Forte di Bard, di luoghi dell’arte in Valle ne conosciamo ben pochi, e Simonetta ci ha fatto un po’ una cultura su questo, elencandoci luoghi e artisti per noi sconosciuti fino a quel momento.

E’ stato illuminante, come è stato estremamente illuminante conoscere la sua di arte!

Una paura di fondo che accomuna molti artisti è quella del “magari guarderai le mie opere e dirai che fanno schifo!”, ed è esattamente la frase che ci ha detto Simonetta prima di farci vedere quello che produce. Lasciandoci sbalordite davanti a dei lavori che non avevano alcun bisogno di una introduzione.

 

La tecnica è quella “inventata da lei”, un collage di immagini che possono essere fotografie o ritagli di giornale – non un giornale o foto qualunque! la tecnica vale ben poco se la materia prima è scarsa – dai quali Simonetta in qualche modo toglie il colore, lì strappa letteralmente via, ottenendo un effetto totalmente innovativo, poiché sono visibili i vari livelli della lavorazione, ma hai bisogno di più sguardi e tanta attenzione per capirli.

Si denuda la materia, alla ricerca profonda del messaggio, attraverso sguardi, visi e paesaggi nascosti tra colori decisi.

L’amore per il territorio non è esplicito nella sua arte, ma lo si vede dai piccoli dettagli che fanno la differenza, infatti le cornici scelte con cura per le sue opere sono realizzate da artigiani del posto, una specie di arte a Km0.

Simonetta collabora inoltre da un po’ di tempo con una galleria,  la Inarttendu ,  un piccolo spazio nel centro di Aosta, dove è possibile trovare non solo le sue opere, ma tanti altri artisti del territorio valdostano e tanto design.

Per chi fosse interessato ai suoi lavori la può contattare su:

Instagram: @vidart_ao

Facebook: @simonettapedicilloart

 

 

G. (tdf_collective)

 

L’occhio magico di Carlo Mollino – a cura di Francesco Zanot

Al Camera – Centro Italiano per la fotografia dal 18 gennaio al 13 maggio 2018, è possibile visitare la mostra “L’occhio magico di Carlo Mollino” a cura di Francesco Zanot.

La mostra raccoglie l’intera produzione dell’architetto torinese, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dell’archivio del Politecnico di Torino.

Nato a Torino,  si inscrive alla facoltà di ingegneria nel 1925, facoltà che poi abbandona per frequentare i corsi di architettura presso la Regia Scuola di Architettura dell’Accademia Albertina (attuale Politecnico di Torino)

Mollino è stato, oltre che architetto e designer, anche pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, fotografo.

 

 

E proprio  la fotografia diventa un punto fondamentale  per la sua produzione architettonica e di design, diventando uno strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano.

 

 

Pioniere e ideatore di diversi metodi di post produzione fotografica, tra i suoi soggetti preferiti, il corpo di donna e lo sci.

G. (TheDoubleFace_collective)

 

Giorni di sopralluogo (Parc Phoenix – Nizza)

Ed eccoci qui!!

Prima mostra per il nostro collettivo, e non una prima  mostra qualunque!!

Noi, come collettivo, abbiamo un obiettivo preciso, cioè quello di far dialogare l’arte di alcuni maestri che sono stati, per così dire, “dimenticati”, con l’arte di giovani (o meno giovani), artisti emergenti che si stanno affacciando allo scenario dell’arte e dell’architettura di oggi.

Il primo progetto, la mostra “Je est une autre”, (no, non è un errore di grammatica francese! Avete presente Rimbaud?), cercherà di portare alla luce proprio questo dialogo, unendo due artisti già affermati sulla scena artistica ( torinese) e due artiste emergenti.

Il luogo da noi scelto è davvero speciale, volendo sottolineare la natura interna dell’uomo – quella che spesso nascondiamo, e che vediamo come animali o mostri interiori  che per paura non riusciamo mai a far venire fuori –  quale posto migliore di un parco naturale?!  Ma non in Italia (sarebbe quasi banale), ma in Francia, più precisamente il Parc Phoenix di Nizza.

Che luogo fantastico! Pieno di verde…pieno di natura!!!!

E così, munite di borsoni vari, siamo partite per un piccolo sopralluogo il fine settimana scorso. Tre ore di macchina e cibo diciamo non proprio italiano…

…ed ecco a voi un pochino di quello che abbiamo potuto vedere…

Per chi vuole già iniziare a prepararsi, la mostra “Je est une autre” inaugurerà il 07 luglio 2018, al Parc Phoenix di Nizza.

Continuate a seguirci per vivere con noi tutti i preparativi per questa nostra prima avventura.

E se sei un artista e vuoi partecipare al ciclo di mostre che stiamo preparando, o vuoi che ti facciamo una intervista che verrà pubblicata qui sul blog, scrivici su tdf.collective@gmail.com oppure su info@thedoubleface.com

 

Ringraziamo già da ora Marianne Vicini, tutto lo staff del Parc Phoenix e principalmente il Comune di Nizza per l’opportunità.

G.Rombaldi (TheDoubleFace_collective)

 

Da blog a collettivo d’arte e architettura

Ci ho messo un poco a ritornare a scrivere, lo ammetto! Sono stati mesi confusi, pieni di tanti cambiamenti, e quello più importante riguarda proprio il mio blog.

Ebbene sì! Come potete intuire, ormai non sono più sola! Ho ceduto anche io alla voglia di condividere questo mio piccolo spazio con altre persone.

Non è stato facile… Anzi!

Mi definisco una persona abbastanza creativa, che partorisce ogni due per tre nuove idee e che è sempre alla ricerca di novità e cambiamenti. Ma sono pur sempre una!!! E allora come fare?? Non volevo assolutamente rinunciare al mio blog, che avevo creato con così tanto impegno e dedizione!

E non è che certe volte il dannato destino mette nella tua strada le persone giuste, quelle con le quali puoi contare e delle quali ti puoi fidare al punto di condividere tutti i tuoi progetti e renderle partecipi delle tue pazzie?! Ed è  allora  che ti lasci andare e decidi di seguire il tuo istinto e fare un passo in più nei tuoi progetti!

Ed è così che siamo arrivati qui: TheDoubleFace, da blog di arte e architettura si evolve e diventa collettivo di arte e architettura!

Cosa vuol dire? Vuol dire che ora siamo in 4:

Quattro donne amanti dell’arte e dell’architettura che insieme non solo cureranno il blog e le sue varie rubriche, ma andremo oltre curando anche nuovi progetti ed eventi che presto saranno svelati!

E che dire!? Sono felice! Felice di fare parte di un gruppo meraviglioso, felice di poter lavorare ancora con l’arte e l’architettura e felice di poter condividere le nostre passioni con chi ha la voglia e la pazienza di seguirci.

A prestissimo tantissime novità!!!!!!!

 

G.

 

 

 

Around Bled in Slovenia

Quando abbiamo pianificato le nostre vacanze, come sempre in ritardo e quasi all’ultimo minuto, mi ero arresa alle solite tre settimane di mare e sole nella splendida Calabria! (Beh!? dici poco!!!)

Non che a me non piaccia stare lì, anzi! Ormai è una meta fissa ed anche un po’ come tornare a casa, solo che in una città un poco più caotica, e decisamente non amante delle regole rispetto a Torino, e può sembrare quasi impossibile, ma provate a farvi un giro per Scalea a metà Agosto e sicuramente sarete d’accordo con me!

Fatto sta che ci voleva un cambio di programma, ma dove andare?

” Che ne dici dell’Europa dell’est? Tipo la Slovenia?! Dicono che a poche ore da Trieste ci sia una piccola città chiamata Bled, con un lago stupendo dove al centro si trova una minuscola isola con una bellissima chiesetta, e la puoi ammirare direttamente dal castello situato proprio sulle colline sopra il lago, anche la capitale Ljubliana è stupenda, daiiiii!!! allora? Ci stai?”

Beh! La Slovenia ancora non la conoscevo in effetti, poi potevamo andare con la macchina, certo 15 ore di viaggio dalla Calabria alla Slovenia non sarebbero state una passeggiata, però insomma, eravamo in vacanza! Per una volta potevamo fare questa pazzia!?

E così siamo partiti!

Appena varcato il confine, capiamo che siamo in Slovenia perché la radio passa direttamente da Bruno Mars ad una canzone folk slovena che ci porta a cantare senza sapere cosa stiamo dicendo, mentre ammiriamo un paesaggio incantevole, fatto di tantissimo verde, montagne e colline

Abbiamo riservato una stanza in un B&B a Brezjie, piccolissima cittadina a 10 minuti in macchina da Bled, dove una anziana signora e suo figlio ci hanno accolto come a casa. Il giorno seguente, dopo una colazione fatta con i prodotti tipici locali, siamo andati a visitare il famose Lago di Bled e il suo castello. (Blejski Grad)

Blejski Grad , si dice sia il castello più antico della Slovenia. La sua prima menzione risale al 1011, quando Enrico II, Re di Germania, assegno questa terra al Vescovo di Bressanone Adelberone.

I cortili del castello regalano una incantevole vista sulla regione della Gorenjska, compresa tra i versanti delle Caravanche e delle Alpi Giulie.

 

L’involucro del castello è in tipico stile medievale, ma purtroppo il suo interno è stato negli anni ristrutturato più volte! Gli edifici del castello sono raccolti attorno a due cortili situati a due differenti livelli.

Il cortile inferiore ospita la tipografia del castello, la sala memoriale intitolata a Primoz Trubar, la Galleria della Torre, l’Arnia del castello ed un caffè, mentre la cantina si trova nel cortile intermedio. 

Nel cortile superiore, invece, si trovano la Cappella del XVI sec. e il museo che racconta la storia di Bled dall’età del bronzo ai giorni nostri.

Sotto la rocca dove sorge il castello si trova il Lago di Bled, ed è un posto magnifico, in questo periodo è pieno di vita e di colori, al centro del lago si può raggiungere in barca una piccolissima isola dove è stata edificata una piccola e caratteristica chiesetta.

Sapete, certe volte siamo un po’ scettici a voler visitare alcuni posti di questo nostro meraviglioso mondo, ma quando prendiamo coraggio e partiamo, riusciamo solo a ricrederci e a cambiare totalmente idea. Come con Cracovia, ho lasciato un pezzetto del mio cuore in Slovenia. E anche se il mio blog, non è proprio un travelblog, ho voluto condividere con voi questa mia piccola esperienza, perchè ne è valsa davvero la pena!!

 

“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.”
Charles Baudelaire

L’emozione dei colori nell’arte

 

I colori, insomma, sono come la bellezza femminile e i sapori: a dispetto delle teorie e della scienza,
ognuno di noi li percepisce in modo diverso, libero, personale.

Stefano Zuffi

 

Quando studiavo al Politecnico, mi è capitato di dover seguire un corso di Percezione e Rappresentazione Visiva e devo ammettere che è stato uno dei corsi più belli che io abbia mai frequentato, tanto per la docente, signora simpatica con i capelli rosso fuoco, che ne sapeva davvero tanto sull’argomento, quanto per il fatto che sono riuscita a capire un pò di più su un mondo che a me è molto caro, ma del quale conoscevo abbastanza poco, e cioè il mondo dei colori.

Per una che predilige il non colore per eccellenza (il nero!!!), studiare i colori è stata una vera e propria novità, capire che fin dai primordi l’uomo è stato attrato da essi, e che in un modo o nell’altro condiziona tutte le nostre emozioni – Così, infatti, il rosso attiva il nostro sistema nervoso e il blu lo fa calmare – cosa che mi è tornata utilissima per i miei progetti di interior design, anche perchè, può essere banale dirlo, ma una casa con i colori giusti è molto più “vivibile” di quella con i colori messi “a caso” solo perchè  “sono i nostri colori preferiti”.

www.devianart.com

Anyway, non vi voglio annoiare con una lezione sul’argomento, anche perchè diventerebbe molto lunga e pallosa, e poi anticiperei un articolo già in programma sui colori da utilizzare nell’arredamento. (spoiler!!!!) Ma, dopo tutta ‘sta lagna, voglio parlarvi sempre del colore, ma quello utilizzato nell’arte e più in specifico della mostra che sta spopolando a Torino, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato e Elif Kamisli, e che parla proprio  del colore nell’arte.

www.gazzettatorino.com

La mostra, che si intitola “L’emozione del colore nell’arte”, si svolge in due sedi: il Castello di Rivoli (nella manica nuova) e alla GAM, e ripercorre l’utilizzo dei colori nell’arte attraverso la storia, le invenzioni e l’esperienza del colore, perchè sembra scontato, ma il colore suscitandoci emozioni, suscita esperienza, cambia il nostro stato d’animo e parla di noi. Quanti maestri dell’arte hanno utilizzato il colore per comunicare il loro stato d’animo? Vi torna in mente qualcosa se dico periodo blu? Picasso?

All’interno della mostra si ripercorrono diversi periodi storici mettendo a confronto molti maestri dell’arte moderna e contemporanea, la modalità con cui diversamente hanno interpretato e reagito al colore in modo da “riflettere sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo”.

Come mi è sembrata? Se devo essere sincera a primo impatto la parola giusta è CAOS, ma il colore è caos tante volte!!! L’arte è caos quasi sempre!!! E così piano piano gli occhi si abituano a vedere Munch a mezzo metro da Pistoletto, Andy Wahrol che dialoga con Damien Hirst e ancora Paul Klee, Fontana, Boetti… cioè tanti…troppi modi di vedere l’arte e quello che la tiene viva…i colori!!!

 

Vi consiglio tantissimo di farci un salto se riuscite, anche solo per vedere il vostro “pittore preferito”, perchè ne vale davvero la pena!

La mostra rimarrà aperta fino al 23 luglio 2017.

Per info: http://www.gamtorino.it

http://www.castellodirivoli.org/

 

 

Le copertine d’artista

Qualche giorno fa mi arriva un messaggio:

“Giò, andiamo a vedere questa mostra?” ( con tanto di link all’articolo)

Era un articolo de La Repubblica, che recensiva la mostra “Street Vinyls alla Square23 Art Gallery, a Torino.
E così, con l’entusiasmo di scoprire nuove cose, ieri pomeriggio andai.

La galleria è piccola, ma racconta in modo perfetto lo stile underground nel quale vive e spopola la street art, sulle pareti, rigorosamente dipinte di nero, una collezione invidiabile di vinili e cd, le cui copertine sono state studiate e realizzate in collaborazione tra grandi musicisti e artisti (per lo più street artists), le cosiddette copertine d’artista.

Photo: Ramona Clapan

E infatti, si possono ammirare  “Without you” di David Bowie, fatta in collaborazione con Keith Haring, oppure la banana di adesiva fatta da Andy Warhol, per il primo album dei Velvet Underground, e ancora alcuni lavori di Blu, Jean- Michel Basquiat, Space Invader, per arrivare all’inconfondibile e misterioso Banksy, del quale presente in mostra un disco con tiratura limitata realizzato a spray su carta per la band Royksopp.

 

 

La mia copertina preferita? Quella dell’album di debutto di Paris Hilton, genialmente taroccata da Banksy, dove la bionda appare raffigurata con la testa di un cagnolino e all’interno, giustamente, non trovate le sue canzoni, ma dei brani mixati da Banksy stesso.

 

Il colpo di genio, ovviamente, oggi spopola e vale dieci volte tanto quanto il cd originale, per l’amarezza di chi il tarocco lo ha comprato e poi lo ha riportato indietro.
E come ci chiese ieri un signore in galleria :” Tutto molto bello, maaaaa chi compra il cd di Paris Hilton?”, vi confido che è la stessa domanda che mi sono fatta pure io!

E con questo dubbio amletico, vi invito a visitare la mostra “Street Vinyls” alla galleria Square23 in via San Massimo 143, Torino,  che rimane aperta fino al 01 Aprile.

G.

Art&Arch ad Inhotim

Non mi capita spesso di tornare in Brasile, e quando lo faccio, rimango pochi giorni, mi godo la famiglia e il caos della megalopoli chiamata San Paolo e poi ritorno in patria.
L’anno scorso, però, più o meno in questo periodo, ho deciso di prendere alcuni giorni per me e visitare qualche posto suggestivo di quello immenso paese.

Mi ero da poco laureata in architettura e volevo in qualche modo approfondire le mie conoscenze in materie, così iniziai una piccola ricerca e scoprì un luogo nello Stato di Minas Gerais, situato in una piccola città chiamata Brumadinho, a circa 60km di Belo Horizonte, che faceva a caso mio.


Presi quindi l’aereo, San Paolo – Belo Horizonte, e da lì un pullman che mi portò a Inhotim.
Appena scesa dal pullman mi ritrovai in un gigantesco parcheggio, sotto l’ardente sole brasiliano di febbraio, mi guardai un po’ intorno e alle mie spalle gruppi di scolaresche di tutte le parti del mondo si dirigevano verso l’entrata del parco. Mi unii a loro, e subito dopo aver fatto il biglietto, una simpatica ragazza mi suggerii di acquistare anche la card per usufruire dei trenini che giravano per l’intera area, ingenuamente rifiutai.

“Che cosa sarà mai quel parco da dover prendere il treno per attraversarlo?”, Pensai.
Solo dopo ho capii il perché!


Cento dieci ettari di vegetazioni, 36 gallerie e diverse opere d’arte e di design sparsi su tutto il territorio.
Il tutto creato dal genio di un unico imprenditore chiamato Bernardo di Mello Paz, amante dell’arte e dell’architettura e compagno dell’artista Adriana Varejao, che nel 2004 raccolse la sua collezione e la trasformò in una fondazione aperta poi al pubblico nel 2006.


La cosa che mi ha più colpito di Inhotim, è che è un vero e proprio museo a cielo aperto, il più grande dell’America Latina, e non è un museo qualunque, è un posto immerso nel verde brasiliano, dove potersi perdere tra opere di design di Hugo França, e le più di 1.400 specie di palme diverse.
Rimasi sbalordita dall’estrema cura nella scelta delle forme architettoniche che si mescolano con il verde tutto intorno, i collegamenti studiati nei minimi dettagli tra paesaggio e costruito, tra natura e uomo.


Così mi sono “lasciata perdere”  dalle opere di Rodrigo Cerviño Lopez, alla Galleria Adriana Varejão. Ho potuto ascoltare “O assasino dos corvos”, di Janet Cardiff & George Bures Miller . Ho creato il mio nome con piccoli vasi di terracotta che erano sparsi nel padiglione Marilá Dardot, ho camminato sui vetri dell’ Atravez di Cildo Meirelles, e ho goduto di una natura impareggiabile, che sa accogliere con amore e pazienza l’arte e l’architettura, che in quel luogo diventano una cosa sola.

G.

 

 

Per informazioni:

http://www.inhotim.org.br/