L’occhio magico di Carlo Mollino – a cura di Francesco Zanot

Al Camera – Centro Italiano per la fotografia dal 18 gennaio al 13 maggio 2018, è possibile visitare la mostra “L’occhio magico di Carlo Mollino” a cura di Francesco Zanot.

La mostra raccoglie l’intera produzione dell’architetto torinese, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dell’archivio del Politecnico di Torino.

Nato a Torino,  si inscrive alla facoltà di ingegneria nel 1925, facoltà che poi abbandona per frequentare i corsi di architettura presso la Regia Scuola di Architettura dell’Accademia Albertina (attuale Politecnico di Torino)

Mollino è stato, oltre che architetto e designer, anche pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, fotografo.

 

 

E proprio  la fotografia diventa un punto fondamentale  per la sua produzione architettonica e di design, diventando uno strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano.

 

 

Pioniere e ideatore di diversi metodi di post produzione fotografica, tra i suoi soggetti preferiti, il corpo di donna e lo sci.

G. (TheDoubleFace_collective)

 

Da blog a collettivo d’arte e architettura

Ci ho messo un poco a ritornare a scrivere, lo ammetto! Sono stati mesi confusi, pieni di tanti cambiamenti, e quello più importante riguarda proprio il mio blog.

Ebbene sì! Come potete intuire, ormai non sono più sola! Ho ceduto anche io alla voglia di condividere questo mio piccolo spazio con altre persone.

Non è stato facile… Anzi!

Mi definisco una persona abbastanza creativa, che partorisce ogni due per tre nuove idee e che è sempre alla ricerca di novità e cambiamenti. Ma sono pur sempre una!!! E allora come fare?? Non volevo assolutamente rinunciare al mio blog, che avevo creato con così tanto impegno e dedizione!

E non è che certe volte il dannato destino mette nella tua strada le persone giuste, quelle con le quali puoi contare e delle quali ti puoi fidare al punto di condividere tutti i tuoi progetti e renderle partecipi delle tue pazzie?! Ed è  allora  che ti lasci andare e decidi di seguire il tuo istinto e fare un passo in più nei tuoi progetti!

Ed è così che siamo arrivati qui: TheDoubleFace, da blog di arte e architettura si evolve e diventa collettivo di arte e architettura!

Cosa vuol dire? Vuol dire che ora siamo in 4:

Quattro donne amanti dell’arte e dell’architettura che insieme non solo cureranno il blog e le sue varie rubriche, ma andremo oltre curando anche nuovi progetti ed eventi che presto saranno svelati!

E che dire!? Sono felice! Felice di fare parte di un gruppo meraviglioso, felice di poter lavorare ancora con l’arte e l’architettura e felice di poter condividere le nostre passioni con chi ha la voglia e la pazienza di seguirci.

A prestissimo tantissime novità!!!!!!!

 

G.

 

 

 

Around Bled in Slovenia

Quando abbiamo pianificato le nostre vacanze, come sempre in ritardo e quasi all’ultimo minuto, mi ero arresa alle solite tre settimane di mare e sole nella splendida Calabria! (Beh!? dici poco!!!)

Non che a me non piaccia stare lì, anzi! Ormai è una meta fissa ed anche un po’ come tornare a casa, solo che in una città un poco più caotica, e decisamente non amante delle regole rispetto a Torino, e può sembrare quasi impossibile, ma provate a farvi un giro per Scalea a metà Agosto e sicuramente sarete d’accordo con me!

Fatto sta che ci voleva un cambio di programma, ma dove andare?

” Che ne dici dell’Europa dell’est? Tipo la Slovenia?! Dicono che a poche ore da Trieste ci sia una piccola città chiamata Bled, con un lago stupendo dove al centro si trova una minuscola isola con una bellissima chiesetta, e la puoi ammirare direttamente dal castello situato proprio sulle colline sopra il lago, anche la capitale Ljubliana è stupenda, daiiiii!!! allora? Ci stai?”

Beh! La Slovenia ancora non la conoscevo in effetti, poi potevamo andare con la macchina, certo 15 ore di viaggio dalla Calabria alla Slovenia non sarebbero state una passeggiata, però insomma, eravamo in vacanza! Per una volta potevamo fare questa pazzia!?

E così siamo partiti!

Appena varcato il confine, capiamo che siamo in Slovenia perché la radio passa direttamente da Bruno Mars ad una canzone folk slovena che ci porta a cantare senza sapere cosa stiamo dicendo, mentre ammiriamo un paesaggio incantevole, fatto di tantissimo verde, montagne e colline

Abbiamo riservato una stanza in un B&B a Brezjie, piccolissima cittadina a 10 minuti in macchina da Bled, dove una anziana signora e suo figlio ci hanno accolto come a casa. Il giorno seguente, dopo una colazione fatta con i prodotti tipici locali, siamo andati a visitare il famose Lago di Bled e il suo castello. (Blejski Grad)

Blejski Grad , si dice sia il castello più antico della Slovenia. La sua prima menzione risale al 1011, quando Enrico II, Re di Germania, assegno questa terra al Vescovo di Bressanone Adelberone.

I cortili del castello regalano una incantevole vista sulla regione della Gorenjska, compresa tra i versanti delle Caravanche e delle Alpi Giulie.

 

L’involucro del castello è in tipico stile medievale, ma purtroppo il suo interno è stato negli anni ristrutturato più volte! Gli edifici del castello sono raccolti attorno a due cortili situati a due differenti livelli.

Il cortile inferiore ospita la tipografia del castello, la sala memoriale intitolata a Primoz Trubar, la Galleria della Torre, l’Arnia del castello ed un caffè, mentre la cantina si trova nel cortile intermedio. 

Nel cortile superiore, invece, si trovano la Cappella del XVI sec. e il museo che racconta la storia di Bled dall’età del bronzo ai giorni nostri.

Sotto la rocca dove sorge il castello si trova il Lago di Bled, ed è un posto magnifico, in questo periodo è pieno di vita e di colori, al centro del lago si può raggiungere in barca una piccolissima isola dove è stata edificata una piccola e caratteristica chiesetta.

Sapete, certe volte siamo un po’ scettici a voler visitare alcuni posti di questo nostro meraviglioso mondo, ma quando prendiamo coraggio e partiamo, riusciamo solo a ricrederci e a cambiare totalmente idea. Come con Cracovia, ho lasciato un pezzetto del mio cuore in Slovenia. E anche se il mio blog, non è proprio un travelblog, ho voluto condividere con voi questa mia piccola esperienza, perchè ne è valsa davvero la pena!!

 

“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.”
Charles Baudelaire

Art&Arch ad Inhotim

Non mi capita spesso di tornare in Brasile, e quando lo faccio, rimango pochi giorni, mi godo la famiglia e il caos della megalopoli chiamata San Paolo e poi ritorno in patria.
L’anno scorso, però, più o meno in questo periodo, ho deciso di prendere alcuni giorni per me e visitare qualche posto suggestivo di quello immenso paese.

Mi ero da poco laureata in architettura e volevo in qualche modo approfondire le mie conoscenze in materie, così iniziai una piccola ricerca e scoprì un luogo nello Stato di Minas Gerais, situato in una piccola città chiamata Brumadinho, a circa 60km di Belo Horizonte, che faceva a caso mio.


Presi quindi l’aereo, San Paolo – Belo Horizonte, e da lì un pullman che mi portò a Inhotim.
Appena scesa dal pullman mi ritrovai in un gigantesco parcheggio, sotto l’ardente sole brasiliano di febbraio, mi guardai un po’ intorno e alle mie spalle gruppi di scolaresche di tutte le parti del mondo si dirigevano verso l’entrata del parco. Mi unii a loro, e subito dopo aver fatto il biglietto, una simpatica ragazza mi suggerii di acquistare anche la card per usufruire dei trenini che giravano per l’intera area, ingenuamente rifiutai.

“Che cosa sarà mai quel parco da dover prendere il treno per attraversarlo?”, Pensai.
Solo dopo ho capii il perché!


Cento dieci ettari di vegetazioni, 36 gallerie e diverse opere d’arte e di design sparsi su tutto il territorio.
Il tutto creato dal genio di un unico imprenditore chiamato Bernardo di Mello Paz, amante dell’arte e dell’architettura e compagno dell’artista Adriana Varejao, che nel 2004 raccolse la sua collezione e la trasformò in una fondazione aperta poi al pubblico nel 2006.


La cosa che mi ha più colpito di Inhotim, è che è un vero e proprio museo a cielo aperto, il più grande dell’America Latina, e non è un museo qualunque, è un posto immerso nel verde brasiliano, dove potersi perdere tra opere di design di Hugo França, e le più di 1.400 specie di palme diverse.
Rimasi sbalordita dall’estrema cura nella scelta delle forme architettoniche che si mescolano con il verde tutto intorno, i collegamenti studiati nei minimi dettagli tra paesaggio e costruito, tra natura e uomo.


Così mi sono “lasciata perdere”  dalle opere di Rodrigo Cerviño Lopez, alla Galleria Adriana Varejão. Ho potuto ascoltare “O assasino dos corvos”, di Janet Cardiff & George Bures Miller . Ho creato il mio nome con piccoli vasi di terracotta che erano sparsi nel padiglione Marilá Dardot, ho camminato sui vetri dell’ Atravez di Cildo Meirelles, e ho goduto di una natura impareggiabile, che sa accogliere con amore e pazienza l’arte e l’architettura, che in quel luogo diventano una cosa sola.

G.

 

 

Per informazioni:

http://www.inhotim.org.br/