Giorni di sopralluogo (Parc Phoenix – Nizza)

Ed eccoci qui!!

Prima mostra per il nostro collettivo, e non una prima  mostra qualunque!!

Noi, come collettivo, abbiamo un obiettivo preciso, cioè quello di far dialogare l’arte di alcuni maestri che sono stati, per così dire, “dimenticati”, con l’arte di giovani (o meno giovani), artisti emergenti che si stanno affacciando allo scenario dell’arte e dell’architettura di oggi.

Il primo progetto, la mostra “Je est une autre”, (no, non è un errore di grammatica francese! Avete presente Rimbaud?), cercherà di portare alla luce proprio questo dialogo, unendo due artisti già affermati sulla scena artistica ( torinese) e due artiste emergenti.

Il luogo da noi scelto è davvero speciale, volendo sottolineare la natura interna dell’uomo – quella che spesso nascondiamo, e che vediamo come animali o mostri interiori  che per paura non riusciamo mai a far venire fuori –  quale posto migliore di un parco naturale?!  Ma non in Italia (sarebbe quasi banale), ma in Francia, più precisamente il Parc Phoenix di Nizza.

Che luogo fantastico! Pieno di verde…pieno di natura!!!!

E così, munite di borsoni vari, siamo partite per un piccolo sopralluogo il fine settimana scorso. Tre ore di macchina e cibo diciamo non proprio italiano…

…ed ecco a voi un pochino di quello che abbiamo potuto vedere…

Per chi vuole già iniziare a prepararsi, la mostra “Je est une autre” inaugurerà il 07 luglio 2018, al Parc Phoenix di Nizza.

Continuate a seguirci per vivere con noi tutti i preparativi per questa nostra prima avventura.

E se sei un artista e vuoi partecipare al ciclo di mostre che stiamo preparando, o vuoi che ti facciamo una intervista che verrà pubblicata qui sul blog, scrivici su tdf.collective@gmail.com oppure su info@thedoubleface.com

 

Ringraziamo già da ora Marianne Vicini, tutto lo staff del Parc Phoenix e principalmente il Comune di Nizza per l’opportunità.

G.Rombaldi (TheDoubleFace_collective)

 

Da blog a collettivo d’arte e architettura

Ci ho messo un poco a ritornare a scrivere, lo ammetto! Sono stati mesi confusi, pieni di tanti cambiamenti, e quello più importante riguarda proprio il mio blog.

Ebbene sì! Come potete intuire, ormai non sono più sola! Ho ceduto anche io alla voglia di condividere questo mio piccolo spazio con altre persone.

Non è stato facile… Anzi!

Mi definisco una persona abbastanza creativa, che partorisce ogni due per tre nuove idee e che è sempre alla ricerca di novità e cambiamenti. Ma sono pur sempre una!!! E allora come fare?? Non volevo assolutamente rinunciare al mio blog, che avevo creato con così tanto impegno e dedizione!

E non è che certe volte il dannato destino mette nella tua strada le persone giuste, quelle con le quali puoi contare e delle quali ti puoi fidare al punto di condividere tutti i tuoi progetti e renderle partecipi delle tue pazzie?! Ed è  allora  che ti lasci andare e decidi di seguire il tuo istinto e fare un passo in più nei tuoi progetti!

Ed è così che siamo arrivati qui: TheDoubleFace, da blog di arte e architettura si evolve e diventa collettivo di arte e architettura!

Cosa vuol dire? Vuol dire che ora siamo in 4:

Quattro donne amanti dell’arte e dell’architettura che insieme non solo cureranno il blog e le sue varie rubriche, ma andremo oltre curando anche nuovi progetti ed eventi che presto saranno svelati!

E che dire!? Sono felice! Felice di fare parte di un gruppo meraviglioso, felice di poter lavorare ancora con l’arte e l’architettura e felice di poter condividere le nostre passioni con chi ha la voglia e la pazienza di seguirci.

A prestissimo tantissime novità!!!!!!!

 

G.

 

 

 

Around Bled in Slovenia

Quando abbiamo pianificato le nostre vacanze, come sempre in ritardo e quasi all’ultimo minuto, mi ero arresa alle solite tre settimane di mare e sole nella splendida Calabria! (Beh!? dici poco!!!)

Non che a me non piaccia stare lì, anzi! Ormai è una meta fissa ed anche un po’ come tornare a casa, solo che in una città un poco più caotica, e decisamente non amante delle regole rispetto a Torino, e può sembrare quasi impossibile, ma provate a farvi un giro per Scalea a metà Agosto e sicuramente sarete d’accordo con me!

Fatto sta che ci voleva un cambio di programma, ma dove andare?

” Che ne dici dell’Europa dell’est? Tipo la Slovenia?! Dicono che a poche ore da Trieste ci sia una piccola città chiamata Bled, con un lago stupendo dove al centro si trova una minuscola isola con una bellissima chiesetta, e la puoi ammirare direttamente dal castello situato proprio sulle colline sopra il lago, anche la capitale Ljubliana è stupenda, daiiiii!!! allora? Ci stai?”

Beh! La Slovenia ancora non la conoscevo in effetti, poi potevamo andare con la macchina, certo 15 ore di viaggio dalla Calabria alla Slovenia non sarebbero state una passeggiata, però insomma, eravamo in vacanza! Per una volta potevamo fare questa pazzia!?

E così siamo partiti!

Appena varcato il confine, capiamo che siamo in Slovenia perché la radio passa direttamente da Bruno Mars ad una canzone folk slovena che ci porta a cantare senza sapere cosa stiamo dicendo, mentre ammiriamo un paesaggio incantevole, fatto di tantissimo verde, montagne e colline

Abbiamo riservato una stanza in un B&B a Brezjie, piccolissima cittadina a 10 minuti in macchina da Bled, dove una anziana signora e suo figlio ci hanno accolto come a casa. Il giorno seguente, dopo una colazione fatta con i prodotti tipici locali, siamo andati a visitare il famose Lago di Bled e il suo castello. (Blejski Grad)

Blejski Grad , si dice sia il castello più antico della Slovenia. La sua prima menzione risale al 1011, quando Enrico II, Re di Germania, assegno questa terra al Vescovo di Bressanone Adelberone.

I cortili del castello regalano una incantevole vista sulla regione della Gorenjska, compresa tra i versanti delle Caravanche e delle Alpi Giulie.

 

L’involucro del castello è in tipico stile medievale, ma purtroppo il suo interno è stato negli anni ristrutturato più volte! Gli edifici del castello sono raccolti attorno a due cortili situati a due differenti livelli.

Il cortile inferiore ospita la tipografia del castello, la sala memoriale intitolata a Primoz Trubar, la Galleria della Torre, l’Arnia del castello ed un caffè, mentre la cantina si trova nel cortile intermedio. 

Nel cortile superiore, invece, si trovano la Cappella del XVI sec. e il museo che racconta la storia di Bled dall’età del bronzo ai giorni nostri.

Sotto la rocca dove sorge il castello si trova il Lago di Bled, ed è un posto magnifico, in questo periodo è pieno di vita e di colori, al centro del lago si può raggiungere in barca una piccolissima isola dove è stata edificata una piccola e caratteristica chiesetta.

Sapete, certe volte siamo un po’ scettici a voler visitare alcuni posti di questo nostro meraviglioso mondo, ma quando prendiamo coraggio e partiamo, riusciamo solo a ricrederci e a cambiare totalmente idea. Come con Cracovia, ho lasciato un pezzetto del mio cuore in Slovenia. E anche se il mio blog, non è proprio un travelblog, ho voluto condividere con voi questa mia piccola esperienza, perchè ne è valsa davvero la pena!!

 

“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.”
Charles Baudelaire

Una giornata a Venaria Reale

Vi capita mai di volere scappare da tutto e da tutti e stare in santa pace in un luogo tranquillo? A me sì, e non di rado!

Diciamo che questa prima metà del 2017 non è stato proprio rose e fiori e ho avuto davvero poco tempo da dedicare a ciò che più mi piace. Quindi ieri, mi sono svegliata presto e ho deciso di prendere una pausa da tutto per andare a visitare un posto che adoro e che mi ricarica le energie, cioè La Reggia di Venaria, infatti, nonostante, ogni mattina mentre andavo a lavoro me la beccavo davanti, non sono mai riuscita ad entrare a visitarla con calma.

Per chi non la conosce, La Venaria Reale, è un maestoso complesso che si trova alle porte di Torino, voluto da Carlo Emanuele II, è stato progettato da Amedeo di Castellamonte come luogo di piacere e caccia. Nel 1699 l’architetto Michelangelo Garove, sotto richiesta di Vittorio Amedeo II, progetta nuovamente il complesso, ridisegnando i giardini che dall’italiana passano ad essere giardini alla francese. Filippo Juvarra lavorerà all’ampliamento della Reggia nel 1716, e la porterà ad essere uno dei capolavori del barocco.

Adiacente al centro storico di Venaria e al parco La Mandria,  consta  di  80mila metri quadri di edificio monumentale e 60 ettari di giardini.

Dopo un periodo di declino a cavallo tra le guerre e l’abbandono, nel 1997 è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco e dopo un lungo periodo di restauro, ha riaperto le sue sale al pubblico nel 2007.

Attualmente la Reggia offre anche una vasta scelta di mostre da visitare. Una che vi consiglio caldamente di andare a vedere è Caravaggio Experience. 

Diciamo che ero un po’ scettica su questa mostra,  gli allestimenti senza le vere e proprie opere d’arte mi lasciano perplessa, la solita trovata di marketing per attirare visitatori, che ingenuamente perdono tempo e denaro, credendo di arricchire la propria cultura….invece!!

Ma su questa mostra mi devo ricredere! Sono riuscita a divertirmi, a interagire con lo spazio e a percepire il messaggio di fondo che hanno voluto trasmettere. Allestita negli spazi delle Scuderie, più che una mostra, è un vero e proprio “parco giochi” per gli amanti dell’arte e della fotografia, enormi schermi e veri set dove sbizzarrirsi tra selfi e pose artistiche…di più non ve lo dico…avete tempo fino al 1° Ottobre per andare a visitarla.

Da vedere assolutamente anche il maestoso giardino. Progettato e curato ad hoc, in questo periodo ospita diversi eventi serali, le famose sere d’estate alla Reggia. 

 

Ah! In mezzo a tutto quel verde, nelle Grotte del muro castellamontiano, troverete sette opere dell’artista Giuseppe Penone

Quindi se avete una giornata no e volete prendere del tempo per voi, andate a fare un giro in questo meraviglioso posto fatto di tantissima arte e architettura. Vedrete che tornerete a casa ricaricati e pronti per affrontare di nuovo il caos di tutti i giorni!!!

 

 

A presto,

 

G.

 

 

fonti: www.lavenaria.it

Ritorno alla scrittura

Eccomi tornata!! Mi rendo conto che era da davvero tanto che non avevo tempo per sedermi e scrivere qualcosa.

Giugno è stato per me un mese abbastanza stressato ma anche molto bello, sia perché sono diventata un pochino più vecchia (28 sono tanti, ma non troppi!!), ho finito il mio stage nello studio di architettura IDEeA a Venaria reale, un posto stupendo, dove ho imparato davvero tanto e mi sono molto divertita, per non parlare del fatto di lavorare sapendo di avere la Reggia a due passi da te e di uscire al pomeriggio e andare a farti qualche ora di passeggiata nei suoi bellissimi giardini.

 

 

Ho anche finalmente concluso il mio corso di Interior Design, quindi ora finalmente posso darmi alla pazza gioia di creare tanti e tanti interni nuovi di zecca!!!!

Ma come ben sapete io non mi fermo mai, e trovo sempre il tempo per dedicarmi anche all’arte, che ultimamente mi sta dando tantissime soddisfazioni, infatti in pentola iniziano a bollire moltissime novità per i prossimi mesi.

Continuate a seguire la mia pagina facebook  e instagram per rimanere sintonizzati sui prossimi avvenimenti.

Mi raccomando seguite anche la pagina di GoArtFactory , perché ci sono molti progetti interessanti in partenza che ne vale davvero la pena seguire.

 

Io con questo vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte delle storytelling che hanno come protagonisti proprio gli artisti del movimento.

A prestissimo,

G.

Ilene Alciati

Quando decisi di dedicare un angolo di TheDoubleFace agli artisti emergenti, lo feci, in fondo in fondo egoisticamente, per me. Mi ero confrontata con il mondo dei grandi artisti quotati, delle grandi fiere e delle grandi mostre, ma sentivo che mancava qualcosa da conoscere e imparare del gigantesco mondo dell’arte. Ed ecco che decisi di buttarmi in questa mia avventura che è la rubrica “un personaggio in cerca di artisti”, e devo dire che è stata una delle mie più belle scoperte!

Ormai da quasi quattro mesi mi confronto con vari artisti, tutti con i propri progetti e le proprie ambizioni, sogni diversi, con un punto in comune: cercare di far diventare materia ciò che il loro io interno racconta. Un’esigenza primaria, urgente, profonda e urlante.

Durante Here, quando ho avuto il piacere di incontrare Ilene Alciati, una delle prime cose che mi ha detto è stato: ” Ricordati che ciò che faccio è un’urgenza di espressività! Ecco il perché delle mia arte!”

Scenografa di professione, figlia d’arte e amante delle marionette, Ilene attualmente lavora al Teatro Regio con i bambini, organizza laboratori di scenografia ( “La mia scenografia/ Abiti e personaggi”) tutto l’anno.

” I bambini arrivano con le loro bozze, e poi tutti insieme creiamo la scenografia. Due tele 2x3metri. Si dipinge in  piedi”.

L’urgenza che sente dentro, però, la porta a dipingere gli spazi periferici in cui vive, l’architettura marginale delle città. Le fotografa e poi con minuzia e tanta pazienza crea dei magnifici collage, vere e proprie storie, rimaste a lungo negli angoli, che trovano voce attraverso i suoi lavori.

Palaghiaccio all’imbrunire

I suoi lavori evolvono con lei, quindi dalla serie ad olio ” Sotto il cielo di Torino”, è passata a “Spazi onirici” (collage), fino ad arrivare ai lavori di oggi che uniscono la pittura con i collage.

In ascolto

Il desiderio nel cassetto? Poter esprimere i suoi pensieri liberamente e avere più visibilità!

Rigurgito

” Voglio esprimermi…per me è fondamentale! Non accetto compromessi però! La mia arte deve parlare al di là della vendita! Creare è una necessità!!!!!

E che di questa necessità possa essere fatta tutta l’arte!!!!

Passaggio N2

Se volete contatta Ilene lo potete fare sulla sua pagina facebook

 

Chiara Bianco

Conobbi Chiara l’anno scorso, nell’ambito di un progetto lavorativo al quale partecipavo. Lei era lì, un viso dolce e rassicurante, convinta della passione che coltiva da sempre, cioè la pittura.

La rincontrai  sabato scorso, in occasione di “OpenGallery“, al Lingotto, e riuscì a prendere due minuti per noi, per farmi raccontare come è iniziato il suo lavoro e cosa si riserva per il futuro.

Mi raccontò che l’arte attualmente viene, purtroppo, dopo il suo primo lavoro, quello della maestra. Mi raccontò anche che ha due diplomi uno all’Istituto magistrale e uno al liceo artistico, e una laurea in filosofia. Ha un figlio carinissimo che adora i cartoni animati e un marito paziente che la accompagna nelle varie mostre che fa. A casa non ha la televisione e dipinge spesso e volentieri, ma anche per questione di spazi, nella cameretta di suo figlio.

Mi disse che l’arte per lei è sempre stata una passione da coltivare, insieme all’amore per la natura, infatti in molte delle sue opere il binomio arte-natura compare spesso, è una tipologia di arte che lei ama definire “pittura naturalistica” e che le è valso un premio della rivista OASIS.

Raccontò anche che non tutto è reale nei suoi lavori, infatti cosa che incuriosice molto, sono gli accostamenti inusuali tra reale e immaginario, che proietta lo spettatore in un altro mondo.

Un mondo utopistico, che rimane in equilibrio all’interno del cosmo.  Un equilibrio precario, che cambia facilmente e che deve essere in qualche modo conquistato.

Il suo modo di dipingere è molto controllato, dato forse dalla paura che ha di deludere e di deluderSI, i suoi movimenti non sono mai istintivi, sono meticolosi come la tecnica che usa, quella ad olio, che richiede tempo e pazienza. Il tutto deve, però,  provenire dalle sensazioni e dalle emozioni che possono anche trasformarsi o essere a metà, ma che raccontano sempre una precisa e fantastica storia.

 

 

 

 

 

 

L’emozione dei colori nell’arte

 

I colori, insomma, sono come la bellezza femminile e i sapori: a dispetto delle teorie e della scienza,
ognuno di noi li percepisce in modo diverso, libero, personale.

Stefano Zuffi

 

Quando studiavo al Politecnico, mi è capitato di dover seguire un corso di Percezione e Rappresentazione Visiva e devo ammettere che è stato uno dei corsi più belli che io abbia mai frequentato, tanto per la docente, signora simpatica con i capelli rosso fuoco, che ne sapeva davvero tanto sull’argomento, quanto per il fatto che sono riuscita a capire un pò di più su un mondo che a me è molto caro, ma del quale conoscevo abbastanza poco, e cioè il mondo dei colori.

Per una che predilige il non colore per eccellenza (il nero!!!), studiare i colori è stata una vera e propria novità, capire che fin dai primordi l’uomo è stato attrato da essi, e che in un modo o nell’altro condiziona tutte le nostre emozioni – Così, infatti, il rosso attiva il nostro sistema nervoso e il blu lo fa calmare – cosa che mi è tornata utilissima per i miei progetti di interior design, anche perchè, può essere banale dirlo, ma una casa con i colori giusti è molto più “vivibile” di quella con i colori messi “a caso” solo perchè  “sono i nostri colori preferiti”.

www.devianart.com

Anyway, non vi voglio annoiare con una lezione sul’argomento, anche perchè diventerebbe molto lunga e pallosa, e poi anticiperei un articolo già in programma sui colori da utilizzare nell’arredamento. (spoiler!!!!) Ma, dopo tutta ‘sta lagna, voglio parlarvi sempre del colore, ma quello utilizzato nell’arte e più in specifico della mostra che sta spopolando a Torino, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato e Elif Kamisli, e che parla proprio  del colore nell’arte.

www.gazzettatorino.com

La mostra, che si intitola “L’emozione del colore nell’arte”, si svolge in due sedi: il Castello di Rivoli (nella manica nuova) e alla GAM, e ripercorre l’utilizzo dei colori nell’arte attraverso la storia, le invenzioni e l’esperienza del colore, perchè sembra scontato, ma il colore suscitandoci emozioni, suscita esperienza, cambia il nostro stato d’animo e parla di noi. Quanti maestri dell’arte hanno utilizzato il colore per comunicare il loro stato d’animo? Vi torna in mente qualcosa se dico periodo blu? Picasso?

All’interno della mostra si ripercorrono diversi periodi storici mettendo a confronto molti maestri dell’arte moderna e contemporanea, la modalità con cui diversamente hanno interpretato e reagito al colore in modo da “riflettere sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo”.

Come mi è sembrata? Se devo essere sincera a primo impatto la parola giusta è CAOS, ma il colore è caos tante volte!!! L’arte è caos quasi sempre!!! E così piano piano gli occhi si abituano a vedere Munch a mezzo metro da Pistoletto, Andy Wahrol che dialoga con Damien Hirst e ancora Paul Klee, Fontana, Boetti… cioè tanti…troppi modi di vedere l’arte e quello che la tiene viva…i colori!!!

 

Vi consiglio tantissimo di farci un salto se riuscite, anche solo per vedere il vostro “pittore preferito”, perchè ne vale davvero la pena!

La mostra rimarrà aperta fino al 23 luglio 2017.

Per info: http://www.gamtorino.it

http://www.castellodirivoli.org/

 

 

Ilse Crawford

“Il design è quello che chiamiamo HYGGE, cioè concentrarsi sul presente, rendere l’ordinario straordinario, essere più aperti agli altri…più vicini”

Ilse Crawford

Nella settimana dedicata al design, e in attesa di riuscire finalmente ad andare a visitare il Salone del Mobile a Milano, ho deciso di raccontarvi la storia di una grande icona dell’interior design, cioè Ilse Crawford.

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Subito dopo la laurea in storia dell’architettura al Bedford College di Londra, inizia a lavorare per alcuni studi di architettura e a collaborare con l’Architect Journal, per poi approdare alla rivista ELLE DECOR.

I suoi progetti infatti, prima di essere realizzati, passano tutti attraverso la scrittura, non a caso Ilse scrive diversi libri, tra i quali “Sensual Home”, dove mette in rassegna tutti i nostri sensi e il modo in cui ci rapportiamo ai luoghi, segnando così un momento di svolta per il design.

I suoi metodi di progettazione mettono al centro di tutto la persona, le emozioni e i comportamenti, che cambiano a seconda dell’ambiente in cui ci troviamo. Fondamentale è creare spazi che entrino in empatia con chi li vive.

STUDIOILSE it.pinterest.com

L’empatia è la chiave di volta nel suo lavoro, il processo creativo per lei inizia infatti dalla ricerca e dal confronto con il cliente, dando vita così ad un approccio che punta alle sensazioni e a trasmettere la percezione di benessere.

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Il cosiddetto WELLBEING, punto centrale della sua filosofia, cioè il benessere non solo fisico ma anche emotivo.

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Ad ogni suo progetto corrisponde un linguaggio e un materiale specifico, poiché crede che noi siamo naturalmente attratti dai materiali. Nel momento della progettazione è fondamentale capire la combinazione dei materiali, di modo che la loro comunicazione crei un ambiente palpabile, caldo e molto fisico.

STUDIOILSE it.pinterest.com

Tra gli oggetti di sua creazione che più preferisco e che, a mio parere, rispecchiano perfettamente i suo modo di pensare e  di creare vi è il “together table”, tavolo con gli estremi tondi che permette alle persone di stare più vicine tra di loro impedendo che vi sia mai un vero e proprio “capo tavola”

Together Table it.pinterest.com

E tutta la stupenda linea “Sinnerling” di IKEA, dove Ilse parte dall’idea di un prodotto ecosostenibile (utilizza il sughero), con un design di qualità e accessibile a tutti.

Collezione Sinnerling per IKEA it.pinterest.com

 

Insomma un approccio unico al design, sintesi di intelligenza ed emozione, volto a mettere in sintonia le persone e gli spazi in cui vivere.

 

Vi invito ad approfondire l’argomento attraverso un interessante documentario della serie ABSTRACT di Netflix, oppure sul suo sito http://www.studioilse.com

 

G.

Norman Sgrò

“Ho iniziato a dipingere per caso, in fondo non ho mai imparato a disegnare!”

 

Esordisce così il mio incontro con Norman Sgrò, barellista di professione e artista nell’anima.

E la sua anima la si vede tutta nei suoi lavori, che lui definisce pittura intuitiva, e si avvicina molto all’astratto, ma con una nota specifica di fondo.

I suoi lavori non hanno un progetto preciso, un tema preciso o una linea guida, la tela bianca si compone da sé, e racconta ogni volta una storia diversa, uno stato d’animo o un’emozione vissuta in quel momento. L’unione dell’inconscio con la parte consapevole di sé stesso.

Norman Sgrò, Bloom (normansgro.wordpress.com)

Forse è questo che attira di più nelle opere di Norman, il dover capire che cosa sentiva nel momento in cui ha deciso di mescolare certi colori  e di creare i suoi lavori. Scoprire la parte più intima della sua arte. Immedesimandoci anche noi in quelle emozioni in una costante condivisione di sentimenti.

Norman Sgrò, Overshadow (normansgro.wordpress.com)

Un continuo sviluppo, non di tecniche, ma di crescita personale e di studio del proprio io, attraverso una sperimentazione incessante. Infatti tra i suoi interessi non troviamo solamente la pittura, ma anche la scrittura e la fotografia.

La forma ricorrente che possiamo trovare nei suoi lavori è il cerchio che riporta all’inconscio, i colori invece cambiano a seconda degli umori, ma rimandano sempre ad una atmosfera intima e interna.

Norman Sgrò, Dust Valley (normansgro.wordpress.com)

L’amore per l’arte gli è stato tramandato dal papà, ma da piccolo quasi si rifiutava di dipingere

“…in fondo l’arte deve nascere in modo spontaneo”

solo cinque anni fa ha deciso di mettere su tela i suoi sentimenti e di iniziare a raccontarsi.

Norman Sgrò, Diluvio (normansgro.wordpress.com)

I sogni nei cassetti sono tanti, tra tutti uno di avere uno spazio tutto suo dove poter dare libero sfogo alle sue sensazioni

“Camera mia non mi basta più!”

 

Tra le mostre, tante partecipazioni a Paratissima, e  mostre collettive con altri colleghi pittori.

I suoi lavori sono venduti in forma privata.

Vi invito a guardare il suo sito dove potrete trovare tutte le sue opere http://normansgro.wordpress.com