Je est un autre – Istruzioni per l’uso

Come ben sapete, manca davvero pochissimo all’inaugurazione della mostra “Je est un autre”, al Parc Phoenix di Nizza, che è stata curata interamente da noi di TheDoubleFace.

Intanto di cosa parla la mostra? 

Quando abbiamo iniziato a scrivere il progetto, abbiamo preso in considerazione due aspetti importanti: il luogo dove si svolgerà la mostra e gli artisti che ne prenderanno parte.

Il parco ci ha ispirato perché è un luogo naturale al centro di una grande città che è Nizza, e che ospita davvero tantissime tipologie diverse di fauna e di flora.

Il lavoro con gli artisti è stato un poco più profondo, ognuno di loro ha un modo di lavorare diverso, ognuno ha un pensiero diverso e un messaggio diverso da trasmettere. Tutti però lavorano molto su se stessi, sui cambiamenti, le metamorfosi che hanno subito durante la loro vita  e sui propri stati d’animo.

E così è  presto fatto:

Metamorfosi + natura + Io interiore = “Je est un autre”

Che non è un errore grammaticale, ma è semplicemente ispirato agli scritti di Rimbaud.

 

“Io è un altro. Tanto peggio per il pezzo di legno che si ritroverà violino, e sprezzo agli incoscienti, che cavillano su ciò che ignorano completamente!”

Rimbaud

 

Je est un autre, vuole tirare fuori il nostro IO nascosto, selvaggio, con il quale lottiamo quotidianamente. L’essere che siamo noi, ma che è completamente altro da noi.

Ed è proprio lui il protagonista della nostra mostra, il nostro mostro interiore!

Ogni artista ha cercato in questo anno di lavoro, di guardare nel profondo di se stesso e di far emergere l’altro che è in sé, creando un dialogo tra opere totalmente diverse tra di loro, ma che parlano e ci comunicano quello che per tanto tempo era stato represso.

 

Dove si svolgerà la mostra?

La mostra avrà luogo all’interno delle due sale più grandi del parco, le sale Florèal e Prairial, che rimangono proprio all’ingresso del parco.

 

Fino a quando è visitabile la mostra?

Il Vernissage della mostra si svolgerà a partire dalle ore 11 di sabato 07 luglio 2018, e sarà possibile visitarla tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.30 (orari del parco) fino al 12 settembre 2018

 

Oltre ad invitarvi numerosi a visitare la mostra e il parco, ci teniamo davvero tanto a ringraziare Marianne Vicini, che si occupa degli eventi del parco e che è sempre stata presente per noi, Geneviève Caramello, assistente servizio di esposizione del parco, Roger Bertetto, nostro braccio destro per l’allestimento delle sale.

Grazie di cuore al Comune di Nizza e il suo sindaco per l’opportunità che ci è stata data.

 

Detto questo, vi aspettiamo al Parc Phoenix!!!

 

G. (tdf_collective)

 

Simonetta Pedicillo

Come appassionate d’arte, ci  interroghiamo molte volte sulla diversità dell’arte nei diversi posti del mondo, il quanto essa cambi da paese a paese, i colori, le tecniche, i diversi medium che si utilizzano per mandare uno stesso messaggio.

Occupandoci però dello scenario italiano, è sempre molto interessante per noi capire che questa diversità esiste anche all’interno del nostro territorio, e conta tantissimi protagonisti capaci di raccontare mille storie diverse pur esistendo in uno stesso luogo e tempo.

Quando abbiamo conosciuto Simonetta, quello che a noi ha colpito, è stata la sua immensa voglia di darci un appuntamento nel suo territorio, la Valle d’Aosta. All’inizio pensavamo potesse essere solo per una questione di distanze, in fondo a metà strada andava bene a tutti insomma!

In realtà il suo invito era quello di farci conoscere la sua Valle, e tutto quello che è racchiuso nei suoi confini.

Infatti, oltre al Forte di Bard, di luoghi dell’arte in Valle ne conosciamo ben pochi, e Simonetta ci ha fatto un po’ una cultura su questo, elencandoci luoghi e artisti per noi sconosciuti fino a quel momento.

E’ stato illuminante, come è stato estremamente illuminante conoscere la sua di arte!

Una paura di fondo che accomuna molti artisti è quella del “magari guarderai le mie opere e dirai che fanno schifo!”, ed è esattamente la frase che ci ha detto Simonetta prima di farci vedere quello che produce. Lasciandoci sbalordite davanti a dei lavori che non avevano alcun bisogno di una introduzione.

 

La tecnica è quella “inventata da lei”, un collage di immagini che possono essere fotografie o ritagli di giornale – non un giornale o foto qualunque! la tecnica vale ben poco se la materia prima è scarsa – dai quali Simonetta in qualche modo toglie il colore, lì strappa letteralmente via, ottenendo un effetto totalmente innovativo, poiché sono visibili i vari livelli della lavorazione, ma hai bisogno di più sguardi e tanta attenzione per capirli.

Si denuda la materia, alla ricerca profonda del messaggio, attraverso sguardi, visi e paesaggi nascosti tra colori decisi.

L’amore per il territorio non è esplicito nella sua arte, ma lo si vede dai piccoli dettagli che fanno la differenza, infatti le cornici scelte con cura per le sue opere sono realizzate da artigiani del posto, una specie di arte a Km0.

Simonetta collabora inoltre da un po’ di tempo con una galleria,  la Inarttendu ,  un piccolo spazio nel centro di Aosta, dove è possibile trovare non solo le sue opere, ma tanti altri artisti del territorio valdostano e tanto design.

Per chi fosse interessato ai suoi lavori la può contattare su:

Instagram: @vidart_ao

Facebook: @simonettapedicilloart

 

 

G. (tdf_collective)

 

Tutto ciò che c’è da sapere su… Zaha Hadid

Ricordata come uno degli architetti ( al maschile come lei stessa avrebbe voluto e non come “donna architetto”) di maggiore rilievo nell’architettura contemporanea,  prima donna vincitrice del Premio Pritzker, Zaha Hadid è stata capace di tradurre l’immaginazione in architettura.

Zaha Hadid

Ha inseguito il principio della fluidità ed è riuscita ad applicarlo all’architettura.

Zaha Hadid esprime nelle sue opere la ricerca di un nuovo modo di accostarsi al progetto nonchè la complessità e il dinamismo dell’epoca attuale.

Donna dall’animo artistico  e innovativo, utilizza approcci progettuali diversi da quelli tradizionali, infatti considera disegno e pittura strumenti che le consentono di indagare in maniera completa i differenti e vari aspetti del progetto.

Da questo tipo di approccio emerge un’ opera non riconducibile a nessuna specifica tipologia architettonica.

Questa è l’originalità dell’architettura di Zaha Hadid, che si basa sul concetto di indipendenza tra forma e funzione; tra spazio interno ed esterno.

La fluidità degli spazi nei modi di relazionarsi tra di loro e nel rapporto con l’esterno, rappresenta un altro punto cardine. Ciò fa si che gli spazi acquistino una instabilità che mette in movimento in maniera fluida gli elementi di cui sono composti.

Heydar Aliyev Cultural Center

I materiali utilizzati per i progetti sono scelti dall’architetto per le loro caratteristiche di resistenza, autoportanza ed ecocompatibilità ed in modo particolare per la loro capacità di essere flessibili e piegarsi a qualsiasi richiesta. Molto utilizzati sono dunque cemento, acciaio e vetro.

Questo tipo di architettura lascia molto spazio alla fantasia, nasce per dar libero sfogo ad essa ma ciò non esclude lo studio minuzioso e funzionale  delle planimetrie.

Il linguaggio proprio di Zaha Hadid è stato inquadrato nell’ambito del Decostruttivismo, tendenza architettonica nata negli anni ’80.

La prima opera riconosciuta appartenente a tale tendenza fu proprio un’opera di Hadid: Il progetto per il club The Peak a Hong Kong, anche se a determinare la nascita del fenomeno architettonico è stata una mostra organizzata a New York da Johnson chiamata “Deconstructictivist Architecture” alla quale vengono esposte opere di altri sei architetti oltre Zaha HAdid ( Gehry, Libeskind, Koolhaas, Eisenman, Tschumi e il Gruppo Coop Himmelblau.

Progetto per il club The Peak di Hong Kong

Due dei più recenti segni lasciati da Zaha Hadid sul territorio italiano sono a Milano e rientrano nel progetto City Life, progetto di riqualificazione della ex Fiera di Milano: un complesso residenziale e un grattacielo.

Complesso residenziale progetto CityLife

Il complesso residenziale che rappresenta uno dei più prestigiosi del momento, è costituito da sette costruzioni a varie altezze (dai 5 ai 13 piani) caratterizzate da una linea curva, fluida e sinuosa e posizionati in due lotti divisi da una striscia di parco pubblico.

Oltre la fluidità, altri elementi architettonici distintivi del progetto sono il movimento dei balconi curvi e il profilo delle coperture che creano degli attici dalla forma morbida ed elegante.

Molta attenzione è stata data alla ricerca del comfort e al rispetto dei requisiti ambientali, ponendo cura al rispetto del sito e alla scelta dell’orientamento degli edifici.

La maggior parte degli appartamenti presentano un’orientamento sud-est garantendo così di riscaldare e illuminare maggiormente gli ambienti che hanno bisogno di maggior luce.   Balconi e terrazze sono aperte verso la città o il parco pubblico e insieme ad un sistema di brise soleil evitano il surriscaldamento estivo della facciata.

La forma a corte degli edifici serve a sfruttare il raffrescamento naturale della vegetazione e l’uso delle fontane e degli specchi d’acqua permette di sfruttare l’evaporazione come climatizzazione naturale.

Il piano terra a doppia altezza è caratterizzato da grandi aperture da pavimento a soffitto che permettono agli spazi di essere inondati dalla luce e di dare continuità visiva al parco.

Tutti gli appartamenti presentano soluzioni strutturali tali facilmente adattabili alle esigenze personali degli abitanti.

Sempre per rispondere a tutte le esigenze le abitazioni sono presenti in diverse tipologie e metrature: da bilocali ad appartamenti di grandi dimensioni e attici di pregio con terrazzo.

Anche il complesso impiantistico degli edifici prevede soluzioni sostenibili volte a garantire un elevato risparmio energetico:  pannelli radianti ad acqua, riciclata nel controsoffitto climatizzano gli appartamenti, inoltre il sistema è associato ad un impianto di teleriscaldamento e ai pannelli fotovoltaici presenti in copertura.

L’acqua utilizzata nei sistemi di riscaldamento e condizionamento delle residenze viene riciclata per l’irrigazione delle aree verdi condominiali, del parco e per gli scarichi dei servizi igienici.

Per quanto riguarda i materiali di facciata la scelta è ricaduta su pannelli di alluminio verniciato, vetro e pannelli  in legno naturale  che enfatizzano il movimento volumetrico e al contempo riescono a conferire un aspetto intimo e privato ai cortili interni delle residenze.

Tecnologicamente la facciata presenta una tripla pelle ventilata: alla struttura in cemento armato è agganciato un telaio di alluminio composto da tre strati.

Il grattacielo progettato per Generali, cantiere ancora in corso, si distingue dalle altre due torri del progetto CityLife(di Libeskind ed Isozaki) per le sue caratteristiche di dinamismo, torsione e movimento che valorizzano la percezione e le viste rispetto all’asse urbano.

Grattacielo progettato per Generali a Milano

La torre di Zaha presenta 44 piani e 175m di altezza: ogni piano è ruotato rispetto al precedente secondo precisi algoritmi; la torsione è attenuata sempre di più al crescere dell’altezza, fino al completo raggiungimento della verticalità.

Strutturalmente il carico verticale è sostenuto da un sistema radiale di colonne, mentre un nucleo centrale assorbe le forze laterali.

La torre presenta una facciata cellulare a doppia pelle che collabora alla regolazione termica interna.

La figura e l’opera di Zaha coinvolgono ed influenzano le nuove generazioni di architetti per la forza e l’energia che le sue opere sembrano emanare, per l’indiscutibile grado di innovazione, per il coraggio con cui sembra “piegare” la tecnologia al suo gusto estetico ottenendo opere uniche, semplici e complesse nello stesso tempo.

Un ulteriore motivo di ammirazione è dato dalla capacità di imporsi e primeggiare in un panorama internazionale dove le Archistar risultano essere uomini occidentali.

 

M. (TheDoubleFace_collective)

Tutto ciò che c’è da sapere su…Le Corbusier

Chi segue il nostro lavoro sta scoprendo piano piano il nostro obiettivo, cioè quello di far dialogare gli artisti (o architetti) emergenti, con artisti (o architetti) già affermati nel panorama culturale torinese.

Abbiamo pensato, però, che è opportuno far conoscere anche chi ha ispirato noi e tutte le persone con cui lavoriamo.

Nasce così la nostra nuova rubrica Tutto ciò che c’è da sapere su… dove si cercherà di raccontare un pochino della vita di artisti e architetti che hanno fatto la storia.

E il primo personaggio non poteva essere altro che il grande maestro del Movimento Moderno Charles-Edouard Jeanneret-Gris in arte LE CORBUSIER!

www.nemolight.com

Nato il 06 Ottobre 1887 in Svizzera, da Georges-Edouard Jeanneret-Gris, pittore di quadranti di orologi e Marie-Charlotte-Amélie Perret, maestra di musica e pianoforte, da ragazzo seguendo le orme del padre, studia l’arte della smaltatura e dell’incisione degli orologi alla scuola di Arts Décoratifs a La Chaux-de-Fonds.

Qui ha come maestro Charles L’Eplattenie, che gli insegna storia dell’arte e lo incita a studiare anche l’architettura, aiutandolo ad ottenere i suoi primi incarichi in alcuni progetti locali. 

Per Le Corbu l’idea di architettura era che collegata all’urbanistica, avesse il compito di contribuire alla felicità dell’uomo moderno.

«Meravigliosa cosa l’architettura…prodotto di popoli felici e fattore di felicità dei popoli. Le città felici hanno una architettura…L’architettura è ovunque, negli apparecchi telefonici e nel Partenone.»

Consapevole che la natura, la Rivoluzione industriale e il progresso tecnologico avrebbero cambiato l’idea di estetica dell’uomo, iniziò a creare un linguaggio progettuale che valorizzasse la centralità dell’individuo nella complessità del mondo contemporaneo.

Nel 1906, grazie al denaro ottenuto dal suo primo progetto, Villa Fallet, intraprende un viaggio in Europa dove apprende l’importanza del contrasto tra i grandi spazi collettivi ed i singoli spazi a compartimenti stagni, un’osservazione che costituisce la base per la sua visione degli edifici residenziali.

Villa Fallet – www.pinterest.com

Nel 1917 si stabilisce definitivamente a Parigi, dove inizia a lavorare con Auguste Perret, pioniere del cemento armato, da qui la passione e l’enorme interesse per questo materiale. In questi anni inizia anche a scrivere per la rivista Espirit Nouveau, ed è proprio in quest’occasione che decide di adottare lo pseudonimo di Le Corbusier.

Piccola curiosità: Lo pseudonimo Le Corbusier era ispirato al nome del nonno materno Lecorbésier, e venne ulteriormente storpiato per ricordare anche il suo maestro L’Eplattenie. La maggior parte dei suoi amici lo chiamava Le Corbu: il suono ricorda la parola francese corbeau, cioè corvo, e per questo Le Corbusier firmava le sue lettere abbozzando la testa di un corvo.

Nel 1923 Le Corbusier pubblicò Verso una architettura, testo  con il quale getta le basi per la sua idea rivoluzionaria di architettura, divenute poi i pilastri dell’architettura moderna. Il testo tratta in particolare cinque grandi principi, possibili attraverso l’introduzione del cemento armato:

– i pilotis, cioè i pilastri che sorreggono un edificio e lo isolano dal terreno
– il toit terrasse, cioè il tetto a terrazza, con giardino e piscina
– il plan libre, cioè la pianta dell’edificio libera
– la façade libre, cioè la facciata libera, senza schemi prestabiliti
– la fenêtre en longueur (o finestra a nastro), che taglia la facciata della casa in lunghezza, rendendo l’interno luminosissimo.

I cinque grandi principi sono presenti nella più famosa opera di Le Corbusier, e cioè, Ville Savoye.

« La casa è una scatola nell’aria, completamente solcata, senza interruzioni, da una finestra in lunghezza. Nessuna esitazione nel gioco architettonico di spazi e masse. La scatola è al centro di un prato, domina il frutteto. Dall’interno dell’ingresso una rampa leggermente inclinata conduce, quasi impercettibilmente, al primo piano, dove si svolge la vita del proprietario: soggiorno, stanze da letto ecc. Queste diverse stanze, che ricevono luce e si affacciano, panoramicamente, dal perimetro regolare della scatola, sono disposte radialmente intorno a un giardino pensile, che è come un distributore della luce proveniente dal sole. Sul giardino pensile si aprono in tutta libertà le pareti scorrevoli di vetro del salone e di diverse altre stanze; così il sole entra ovunque, fin nel cuore stesso della casa. A partire dal giardino pensile la rampa diventa esterna e conduce al tetto e al solarium. Quest’ultimo è collegato con la cantina, scavata nel terreno sotto ai pilotis, anche da una scala a chiocciola: un elemento puro e verticale liberamente inserito nella composizione orizzontale. Gli abitanti che si insediano qui, perché la campagna è bella, con la sua vita agreste, nella sua intatta armonia, dall’alto del loro giardino pensile o dai quattro lati della finestra in lunghezza. La loro vita domestica sarà inserita in un sogno virgiliano »

Ville Savoye

Nel 1930 riformula le sue teorie e dà vita a La Ville Radieuse:

Edificata tra il 1947 e il 1951, concepita come laboratorio per un nuovo sistema abitativo,  Ville Radieuse ospita  337 appartamenti di 23 tipi diversi, i quali offrono altrettanti alloggi confortevoli e moderni per l’epoca. Una sorta di quartiere strutturato in verticale con strade e negozi e la possibilità per gli abitanti di comunicare tra di loro utilizzando un interfono.

Oltre ad architetto, Le Corbusier fu anche designer, infatti tutti noi abbiamo visto da qualche parte almeno un suo oggetto di arredamento, dalla Chaise Longue (LC4), progettata nel 1927 alla poltrona Grand Confort conosciuta come LC3.

 

 

LC4 www.silvera.com
LC3

 

 

Le Corbusier muore il 27 agosto 1965 a Roquebrune, in Costa Azzurra, vittima di un infarto che lo coglie mentre sta nuotando. E’ sepolto insieme alla moglie a Roquebrune in una tomba che egli stesso ha progettato.

G. (TheDoubleFace_collective)

 

 

 

 

L’occhio magico di Carlo Mollino – a cura di Francesco Zanot

Al Camera – Centro Italiano per la fotografia dal 18 gennaio al 13 maggio 2018, è possibile visitare la mostra “L’occhio magico di Carlo Mollino” a cura di Francesco Zanot.

La mostra raccoglie l’intera produzione dell’architetto torinese, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dell’archivio del Politecnico di Torino.

Nato a Torino,  si inscrive alla facoltà di ingegneria nel 1925, facoltà che poi abbandona per frequentare i corsi di architettura presso la Regia Scuola di Architettura dell’Accademia Albertina (attuale Politecnico di Torino)

Mollino è stato, oltre che architetto e designer, anche pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, fotografo.

 

 

E proprio  la fotografia diventa un punto fondamentale  per la sua produzione architettonica e di design, diventando uno strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano.

 

 

Pioniere e ideatore di diversi metodi di post produzione fotografica, tra i suoi soggetti preferiti, il corpo di donna e lo sci.

G. (TheDoubleFace_collective)

 

Giorni di sopralluogo (Parc Phoenix – Nizza)

Ed eccoci qui!!

Prima mostra per il nostro collettivo, e non una prima  mostra qualunque!!

Noi, come collettivo, abbiamo un obiettivo preciso, cioè quello di far dialogare l’arte di alcuni maestri che sono stati, per così dire, “dimenticati”, con l’arte di giovani (o meno giovani), artisti emergenti che si stanno affacciando allo scenario dell’arte e dell’architettura di oggi.

Il primo progetto, la mostra “Je est une autre”, (no, non è un errore di grammatica francese! Avete presente Rimbaud?), cercherà di portare alla luce proprio questo dialogo, unendo due artisti già affermati sulla scena artistica ( torinese) e due artiste emergenti.

Il luogo da noi scelto è davvero speciale, volendo sottolineare la natura interna dell’uomo – quella che spesso nascondiamo, e che vediamo come animali o mostri interiori  che per paura non riusciamo mai a far venire fuori –  quale posto migliore di un parco naturale?!  Ma non in Italia (sarebbe quasi banale), ma in Francia, più precisamente il Parc Phoenix di Nizza.

Che luogo fantastico! Pieno di verde…pieno di natura!!!!

E così, munite di borsoni vari, siamo partite per un piccolo sopralluogo il fine settimana scorso. Tre ore di macchina e cibo diciamo non proprio italiano…

…ed ecco a voi un pochino di quello che abbiamo potuto vedere…

Per chi vuole già iniziare a prepararsi, la mostra “Je est une autre” inaugurerà il 07 luglio 2018, al Parc Phoenix di Nizza.

Continuate a seguirci per vivere con noi tutti i preparativi per questa nostra prima avventura.

E se sei un artista e vuoi partecipare al ciclo di mostre che stiamo preparando, o vuoi che ti facciamo una intervista che verrà pubblicata qui sul blog, scrivici su tdf.collective@gmail.com oppure su info@thedoubleface.com

 

Ringraziamo già da ora Marianne Vicini, tutto lo staff del Parc Phoenix e principalmente il Comune di Nizza per l’opportunità.

G.Rombaldi (TheDoubleFace_collective)

 

Da blog a collettivo d’arte e architettura

Ci ho messo un poco a ritornare a scrivere, lo ammetto! Sono stati mesi confusi, pieni di tanti cambiamenti, e quello più importante riguarda proprio il mio blog.

Ebbene sì! Come potete intuire, ormai non sono più sola! Ho ceduto anche io alla voglia di condividere questo mio piccolo spazio con altre persone.

Non è stato facile… Anzi!

Mi definisco una persona abbastanza creativa, che partorisce ogni due per tre nuove idee e che è sempre alla ricerca di novità e cambiamenti. Ma sono pur sempre una!!! E allora come fare?? Non volevo assolutamente rinunciare al mio blog, che avevo creato con così tanto impegno e dedizione!

E non è che certe volte il dannato destino mette nella tua strada le persone giuste, quelle con le quali puoi contare e delle quali ti puoi fidare al punto di condividere tutti i tuoi progetti e renderle partecipi delle tue pazzie?! Ed è  allora  che ti lasci andare e decidi di seguire il tuo istinto e fare un passo in più nei tuoi progetti!

Ed è così che siamo arrivati qui: TheDoubleFace, da blog di arte e architettura si evolve e diventa collettivo di arte e architettura!

Cosa vuol dire? Vuol dire che ora siamo in 4:

Quattro donne amanti dell’arte e dell’architettura che insieme non solo cureranno il blog e le sue varie rubriche, ma andremo oltre curando anche nuovi progetti ed eventi che presto saranno svelati!

E che dire!? Sono felice! Felice di fare parte di un gruppo meraviglioso, felice di poter lavorare ancora con l’arte e l’architettura e felice di poter condividere le nostre passioni con chi ha la voglia e la pazienza di seguirci.

A prestissimo tantissime novità!!!!!!!

 

G.

 

 

 

Around Bled in Slovenia

Quando abbiamo pianificato le nostre vacanze, come sempre in ritardo e quasi all’ultimo minuto, mi ero arresa alle solite tre settimane di mare e sole nella splendida Calabria! (Beh!? dici poco!!!)

Non che a me non piaccia stare lì, anzi! Ormai è una meta fissa ed anche un po’ come tornare a casa, solo che in una città un poco più caotica, e decisamente non amante delle regole rispetto a Torino, e può sembrare quasi impossibile, ma provate a farvi un giro per Scalea a metà Agosto e sicuramente sarete d’accordo con me!

Fatto sta che ci voleva un cambio di programma, ma dove andare?

” Che ne dici dell’Europa dell’est? Tipo la Slovenia?! Dicono che a poche ore da Trieste ci sia una piccola città chiamata Bled, con un lago stupendo dove al centro si trova una minuscola isola con una bellissima chiesetta, e la puoi ammirare direttamente dal castello situato proprio sulle colline sopra il lago, anche la capitale Ljubliana è stupenda, daiiiii!!! allora? Ci stai?”

Beh! La Slovenia ancora non la conoscevo in effetti, poi potevamo andare con la macchina, certo 15 ore di viaggio dalla Calabria alla Slovenia non sarebbero state una passeggiata, però insomma, eravamo in vacanza! Per una volta potevamo fare questa pazzia!?

E così siamo partiti!

Appena varcato il confine, capiamo che siamo in Slovenia perché la radio passa direttamente da Bruno Mars ad una canzone folk slovena che ci porta a cantare senza sapere cosa stiamo dicendo, mentre ammiriamo un paesaggio incantevole, fatto di tantissimo verde, montagne e colline

Abbiamo riservato una stanza in un B&B a Brezjie, piccolissima cittadina a 10 minuti in macchina da Bled, dove una anziana signora e suo figlio ci hanno accolto come a casa. Il giorno seguente, dopo una colazione fatta con i prodotti tipici locali, siamo andati a visitare il famose Lago di Bled e il suo castello. (Blejski Grad)

Blejski Grad , si dice sia il castello più antico della Slovenia. La sua prima menzione risale al 1011, quando Enrico II, Re di Germania, assegno questa terra al Vescovo di Bressanone Adelberone.

I cortili del castello regalano una incantevole vista sulla regione della Gorenjska, compresa tra i versanti delle Caravanche e delle Alpi Giulie.

 

L’involucro del castello è in tipico stile medievale, ma purtroppo il suo interno è stato negli anni ristrutturato più volte! Gli edifici del castello sono raccolti attorno a due cortili situati a due differenti livelli.

Il cortile inferiore ospita la tipografia del castello, la sala memoriale intitolata a Primoz Trubar, la Galleria della Torre, l’Arnia del castello ed un caffè, mentre la cantina si trova nel cortile intermedio. 

Nel cortile superiore, invece, si trovano la Cappella del XVI sec. e il museo che racconta la storia di Bled dall’età del bronzo ai giorni nostri.

Sotto la rocca dove sorge il castello si trova il Lago di Bled, ed è un posto magnifico, in questo periodo è pieno di vita e di colori, al centro del lago si può raggiungere in barca una piccolissima isola dove è stata edificata una piccola e caratteristica chiesetta.

Sapete, certe volte siamo un po’ scettici a voler visitare alcuni posti di questo nostro meraviglioso mondo, ma quando prendiamo coraggio e partiamo, riusciamo solo a ricrederci e a cambiare totalmente idea. Come con Cracovia, ho lasciato un pezzetto del mio cuore in Slovenia. E anche se il mio blog, non è proprio un travelblog, ho voluto condividere con voi questa mia piccola esperienza, perchè ne è valsa davvero la pena!!

 

“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.”
Charles Baudelaire

Una giornata a Venaria Reale

Vi capita mai di volere scappare da tutto e da tutti e stare in santa pace in un luogo tranquillo? A me sì, e non di rado!

Diciamo che questa prima metà del 2017 non è stato proprio rose e fiori e ho avuto davvero poco tempo da dedicare a ciò che più mi piace. Quindi ieri, mi sono svegliata presto e ho deciso di prendere una pausa da tutto per andare a visitare un posto che adoro e che mi ricarica le energie, cioè La Reggia di Venaria, infatti, nonostante, ogni mattina mentre andavo a lavoro me la beccavo davanti, non sono mai riuscita ad entrare a visitarla con calma.

Per chi non la conosce, La Venaria Reale, è un maestoso complesso che si trova alle porte di Torino, voluto da Carlo Emanuele II, è stato progettato da Amedeo di Castellamonte come luogo di piacere e caccia. Nel 1699 l’architetto Michelangelo Garove, sotto richiesta di Vittorio Amedeo II, progetta nuovamente il complesso, ridisegnando i giardini che dall’italiana passano ad essere giardini alla francese. Filippo Juvarra lavorerà all’ampliamento della Reggia nel 1716, e la porterà ad essere uno dei capolavori del barocco.

Adiacente al centro storico di Venaria e al parco La Mandria,  consta  di  80mila metri quadri di edificio monumentale e 60 ettari di giardini.

Dopo un periodo di declino a cavallo tra le guerre e l’abbandono, nel 1997 è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco e dopo un lungo periodo di restauro, ha riaperto le sue sale al pubblico nel 2007.

Attualmente la Reggia offre anche una vasta scelta di mostre da visitare. Una che vi consiglio caldamente di andare a vedere è Caravaggio Experience. 

Diciamo che ero un po’ scettica su questa mostra,  gli allestimenti senza le vere e proprie opere d’arte mi lasciano perplessa, la solita trovata di marketing per attirare visitatori, che ingenuamente perdono tempo e denaro, credendo di arricchire la propria cultura….invece!!

Ma su questa mostra mi devo ricredere! Sono riuscita a divertirmi, a interagire con lo spazio e a percepire il messaggio di fondo che hanno voluto trasmettere. Allestita negli spazi delle Scuderie, più che una mostra, è un vero e proprio “parco giochi” per gli amanti dell’arte e della fotografia, enormi schermi e veri set dove sbizzarrirsi tra selfi e pose artistiche…di più non ve lo dico…avete tempo fino al 1° Ottobre per andare a visitarla.

Da vedere assolutamente anche il maestoso giardino. Progettato e curato ad hoc, in questo periodo ospita diversi eventi serali, le famose sere d’estate alla Reggia. 

 

Ah! In mezzo a tutto quel verde, nelle Grotte del muro castellamontiano, troverete sette opere dell’artista Giuseppe Penone

Quindi se avete una giornata no e volete prendere del tempo per voi, andate a fare un giro in questo meraviglioso posto fatto di tantissima arte e architettura. Vedrete che tornerete a casa ricaricati e pronti per affrontare di nuovo il caos di tutti i giorni!!!

 

 

A presto,

 

G.

 

 

fonti: www.lavenaria.it

Ritorno alla scrittura

Eccomi tornata!! Mi rendo conto che era da davvero tanto che non avevo tempo per sedermi e scrivere qualcosa.

Giugno è stato per me un mese abbastanza stressato ma anche molto bello, sia perché sono diventata un pochino più vecchia (28 sono tanti, ma non troppi!!), ho finito il mio stage nello studio di architettura IDEeA a Venaria reale, un posto stupendo, dove ho imparato davvero tanto e mi sono molto divertita, per non parlare del fatto di lavorare sapendo di avere la Reggia a due passi da te e di uscire al pomeriggio e andare a farti qualche ora di passeggiata nei suoi bellissimi giardini.

 

 

Ho anche finalmente concluso il mio corso di Interior Design, quindi ora finalmente posso darmi alla pazza gioia di creare tanti e tanti interni nuovi di zecca!!!!

Ma come ben sapete io non mi fermo mai, e trovo sempre il tempo per dedicarmi anche all’arte, che ultimamente mi sta dando tantissime soddisfazioni, infatti in pentola iniziano a bollire moltissime novità per i prossimi mesi.

Continuate a seguire la mia pagina facebook  e instagram per rimanere sintonizzati sui prossimi avvenimenti.

Mi raccomando seguite anche la pagina di GoArtFactory , perché ci sono molti progetti interessanti in partenza che ne vale davvero la pena seguire.

 

Io con questo vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte delle storytelling che hanno come protagonisti proprio gli artisti del movimento.

A prestissimo,

G.