Chiara Bianco

Conobbi Chiara l’anno scorso, nell’ambito di un progetto lavorativo al quale partecipavo. Lei era lì, un viso dolce e rassicurante, convinta della passione che coltiva da sempre, cioè la pittura.

La rincontrai  sabato scorso, in occasione di “OpenGallery“, al Lingotto, e riuscì a prendere due minuti per noi, per farmi raccontare come è iniziato il suo lavoro e cosa si riserva per il futuro.

Mi raccontò che l’arte attualmente viene, purtroppo, dopo il suo primo lavoro, quello della maestra. Mi raccontò anche che ha due diplomi uno all’Istituto magistrale e uno al liceo artistico, e una laurea in filosofia. Ha un figlio carinissimo che adora i cartoni animati e un marito paziente che la accompagna nelle varie mostre che fa. A casa non ha la televisione e dipinge spesso e volentieri, ma anche per questione di spazi, nella cameretta di suo figlio.

Mi disse che l’arte per lei è sempre stata una passione da coltivare, insieme all’amore per la natura, infatti in molte delle sue opere il binomio arte-natura compare spesso, è una tipologia di arte che lei ama definire “pittura naturalistica” e che le è valso un premio della rivista OASIS.

Raccontò anche che non tutto è reale nei suoi lavori, infatti cosa che incuriosice molto, sono gli accostamenti inusuali tra reale e immaginario, che proietta lo spettatore in un altro mondo.

Un mondo utopistico, che rimane in equilibrio all’interno del cosmo.  Un equilibrio precario, che cambia facilmente e che deve essere in qualche modo conquistato.

Il suo modo di dipingere è molto controllato, dato forse dalla paura che ha di deludere e di deluderSI, i suoi movimenti non sono mai istintivi, sono meticolosi come la tecnica che usa, quella ad olio, che richiede tempo e pazienza. Il tutto deve, però,  provenire dalle sensazioni e dalle emozioni che possono anche trasformarsi o essere a metà, ma che raccontano sempre una precisa e fantastica storia.