Art&Arch ad Inhotim

Non mi capita spesso di tornare in Brasile, e quando lo faccio, rimango pochi giorni, mi godo la famiglia e il caos della megalopoli chiamata San Paolo e poi ritorno in patria.
L’anno scorso, però, più o meno in questo periodo, ho deciso di prendere alcuni giorni per me e visitare qualche posto suggestivo di quello immenso paese.

Mi ero da poco laureata in architettura e volevo in qualche modo approfondire le mie conoscenze in materie, così iniziai una piccola ricerca e scoprì un luogo nello Stato di Minas Gerais, situato in una piccola città chiamata Brumadinho, a circa 60km di Belo Horizonte, che faceva a caso mio.


Presi quindi l’aereo, San Paolo – Belo Horizonte, e da lì un pullman che mi portò a Inhotim.
Appena scesa dal pullman mi ritrovai in un gigantesco parcheggio, sotto l’ardente sole brasiliano di febbraio, mi guardai un po’ intorno e alle mie spalle gruppi di scolaresche di tutte le parti del mondo si dirigevano verso l’entrata del parco. Mi unii a loro, e subito dopo aver fatto il biglietto, una simpatica ragazza mi suggerii di acquistare anche la card per usufruire dei trenini che giravano per l’intera area, ingenuamente rifiutai.

“Che cosa sarà mai quel parco da dover prendere il treno per attraversarlo?”, Pensai.
Solo dopo ho capii il perché!


Cento dieci ettari di vegetazioni, 36 gallerie e diverse opere d’arte e di design sparsi su tutto il territorio.
Il tutto creato dal genio di un unico imprenditore chiamato Bernardo di Mello Paz, amante dell’arte e dell’architettura e compagno dell’artista Adriana Varejao, che nel 2004 raccolse la sua collezione e la trasformò in una fondazione aperta poi al pubblico nel 2006.


La cosa che mi ha più colpito di Inhotim, è che è un vero e proprio museo a cielo aperto, il più grande dell’America Latina, e non è un museo qualunque, è un posto immerso nel verde brasiliano, dove potersi perdere tra opere di design di Hugo França, e le più di 1.400 specie di palme diverse.
Rimasi sbalordita dall’estrema cura nella scelta delle forme architettoniche che si mescolano con il verde tutto intorno, i collegamenti studiati nei minimi dettagli tra paesaggio e costruito, tra natura e uomo.


Così mi sono “lasciata perdere”  dalle opere di Rodrigo Cerviño Lopez, alla Galleria Adriana Varejão. Ho potuto ascoltare “O assasino dos corvos”, di Janet Cardiff & George Bures Miller . Ho creato il mio nome con piccoli vasi di terracotta che erano sparsi nel padiglione Marilá Dardot, ho camminato sui vetri dell’ Atravez di Cildo Meirelles, e ho goduto di una natura impareggiabile, che sa accogliere con amore e pazienza l’arte e l’architettura, che in quel luogo diventano una cosa sola.

G.

 

 

Per informazioni:

http://www.inhotim.org.br/

MomArte lo store per l’arte

Per chi lavora con l’arte è sempre molto difficile trovare validi punti di riferimento per quanto riguarda il proprio assortimento di materiale, in più, in questo momento in cui la nostra vita si svolge per lo più davanti al PC, diventa molto complicato riuscire a fidarsi di qualcuno che faccia bene il proprio lavoro e che proponga materiali di qualità.
Lavorando a stretto contatto con diversi artisti, ho scoperto lo store online MomArte, nato nel 2015 dall’idea di tre amici appassionati d’arte.

 

www.momarte.com

Il loro lavoro è minuzioso, puntuale nelle consegne (24/48h), il loro prodotto di qualità e delle migliori marche. Cosa più importante, il rapporto con il cliente è diretto ed efficace, infatti potete contattarli tramite whatsapp e social network, e vi rispondono sempre con cortesia e interesse.

www.momarte.com

Ciò che mi ha attirato ancora di più, è il loro pubblico “social” che è davvero molto ampio, e curiosando nella loro pagina ho scoperto un mondo dedicato all’arte, con tematiche ad hoc, proposte di nuovi artisti, rubriche puntuali e di qualità, e tanta tanta passione per il proprio lavoro.

facebook @MomArteMomentiartistici

Ed è questo quello che secondo me li caratterizza, il loro amore per l’arte e per la qualità che vi è in essa,  la loro voglia di condividerla con tutti, dando spazio a chiunque possieda il loro stesso sentimento.

Quindi, da amante d’arte ad amanti d’arte, vi consiglio di visitare il loro store https://www.momarte.com/  , e ovviamente, seguire la loro pagina facebook MomArteMomentiArtistici, dove potrete entrare a fare parte anche voi del loro bellissimo mondo fatto di tanta arte.

G.

 

Per informazioni:

info@momarte.com

Whatsapp +39342 959 2441

Bruno Munari. Artista Totale / Museo Ettore Fico (Torino)

Il 16 febbraio 2017, al Museo Ettore Fico di Torino,è stata inaugurata la mostra dedicata al grande artista Bruno Munari.

E TheDoubleFace non poteva di certo mancare!

La mostra, dal titolo “Bruno Munari. Artista Totale”  curata da Claudio Cerritelli, si articola  lungo tutto il percorso del museo e racconta la storia di Munari, dagli  esordi come artista futurista, fino ai suoi oggetti di design innovativi, ponendo in evidenza la sua multiforme ricerca e l’originalità della sua esperimentazione.

Un bellissimo viaggio nella vita e nel lavoro di un grande maestro.

G.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bruno Munari

Designer, scultore e scrittore italiano (Milano 1907 – ivi 1998). Considerato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del 20° secolo, ha mantenuto inalterata la sua estrosa creatività a sostegno dell’indagine costruttiva della forma attraverso sperimentazioni visive e tattili e, insieme, la sua grande capacità di comunicarla attraverso parole, oggetti, giocattoli. Inizialmente vicino al futurismo, se ne allontanò poi gradualmente dedicando la sua ricerca all’approfondimento di forme e colori e all’autonomia estetica degli oggetti. Tra le realizzazioni più emblematiche le «macchine inutili» (dal 1933), congegni meccanici presentati come modelli sperimentali che indagano sulle possibilità percettive, che fecero di Munari un precursore dell’optical art. [Treccani]

 

La mostra è visitabile fino all’11 giugno 2017

Per info:

www.museofico.it

Who’s afraid of paying art&design workers?

 

Nel 2015, durante i lavori di disallestimento di Paratissima11, mi sono trovata a staccare dalla parete un cartellone che recitava così “Free to be a curator”, e raffigurava su uno sfondo verde una ragazza che faceva un salto.
Ricordo che era il periodo in cui dovevo ancora finire il mio corso allo IED, e quello slogan mi colpì particolarmente, decisi allora di portarlo a casa, perché in qualche modo mi sentivo una giovane “curator” alle prime armi con una grandissima voglia di fare io il mio salto.

Photo: www.r-set.it

In fondo però, non avevo capito bene il senso di quel gesto, forse in quel momento ciò che mi attirava di più era quel colore acceso e quella frase, che intanto, avevo fatto mia. E così lasciai quel cartellone appeso sul muro della mia stanza per un bel po’, finché in occasione di uno dei “mercoledì del design”, organizzato dal Circolo del Design di Torino, ritrovai quello stesso verde acido e quella stessa ragazza che si accinge a saltare, e capii che dietro a quel salto, e a quella frase c’era un enorme lavoro che mi riguardava molto da vicino.

 

Così ebbi la fortuna di conoscere R-set. Tools for cultural workers, che nasce dal lavoro dell’associazione culturale Impasse di cui fanno parte l’artista Irene Pittatore e la curatrice Nicoletta Daldanise, e di Claudia De Giorgi e Marco Bozzola docenti del Politecnico di Torino – Dipartimento di Architettura e Design (DAD).

Photo: Ramona Clapan

R-set ha lo scopo di sostenere l’attività culturale e di promuovere un suo equo trattamento.
Cosa significa? Il mondo dell’arte e della cultura in generale, per chi non ne fa parte, è sempre stato un mondo a sé. Chi ci lavora, e cerca di fare della propria passione un mestiere, molte volte arranca, perché non viene riconosciuto, viene sottopagato e il più delle volte è costretto a fare un lavoro senza avere retribuzione.
Ed è qui che entra in gioco R-set, con l’obiettivo di tutelare questi lavoratori, studiarne le loro condizioni sociali e cercare di rimodulare lo stato delle cose.
E lo fanno attraverso:
• Un index per un manifesto che accoglie il contributo critico di quanti vogliono condividere la propria esperienza,
• Una piattaforma open source che cresce grazie a interviste, conversazioni, ricerche prodotte dalla redazione o messe a disposizione degli utenti,
• Campagne di sensibilizzazione in occasione di eventi d’arte rilevanti per il settore,
• Formazione peer – to – peer attraverso convegni, workshop e seminari,
• Ricerche context specific,

Photo: www.r-set.it

E una delle cose più interessanti
• Una linea di borse/manifesto sviluppate sulle esigenze dei lavoratori della cultura da ricercatori del Politecnico di Torino in collaborazione con Ferrino che ha messo a disposizione i tessuti impermeabili e utilizzati per la produzione di oggetti di emergenza, quindi molto robusti, e Print Club che si occupa della serigrafia.

photo: Ramona Clapan

 

Per chi, come me, ha sempre voluto fare della propria passione un lavoro, R-set è davvero molto importante, perché rappresenta un passo verso quel riconoscimento che un po’ tutti noi meritiamo.
Quindi vi invito a firmare l’index sul loro sito ( http://www.r-set.it )  , e a partecipare alla creazione di nuovi contenuti per la loro piattaforma, raccontando magari la propria storia, e ovvio, ordinando una delle bellissime borse.

G.

 

Per maggiori informazioni:

www.r-set.it

www.associazioneimpasse.org

 

 

 

 

Tutta questione di luce

 

 

 

Qualche tempo fa, mi sono imbattuta in un pezzo del libro di Patti Smith “Just Kids”, che recitava più o meno così:

<< John aveva accesso alle camere blindate che custodivano l’intera collezione fotografica del museo, in gran parte mai esposta al pubblico. Avere il permesso di sollevare la velina dalle fotografie, di toccarle, e farsi un’idea della carta e della mano dell’artista fece un’enorme impressione su Robert; studiò tutto con la massima attenzione – la carta, lo sviluppo, la composizione e l’intensità dei neri. “È tutta questione di luce” disse. >>

Allora pensai: “È tutta questione di luce? cioè?”
Io Robert Mapplethorpe lo avevo studiato, ma mai approfondito abbastanza l’argomento, così, incuriosita dalle parole di Patti, e con quella domanda che mi vagava in testa, provai a cercare se da qualche parte potevo trovare un posto dove esponevano i suoi lavori, di modo da ammirare di persona le sue fotografie. E fortuna volle che, proprio a Torino, alla Galleria Noero, trovai una mostra dedicata al fotografo americano.
Mossa dalla mia curiosità, andai, e mi portai dietro Fabri e Ramo, perché in fondo fa sempre bene condividere l’arte!
Per strada ripassiamo un po’ sulla sua biografia:
Nato a Los Angeles nel ‘46, alla fine degli anni ‘60 inizia con il ritrarre il mondo underground del non finito sociale, della travolgente rivoluzione musicale; sono gli anni della sua lunga relazione con Patti Smith e  della penetrante atmosfera dei locali sadomaso di Manhattan.

Ma è solamente negli anni ’80 che raggiunge la sua maturità artistica, dove il corpo diventa emblema della bellezza, ma anche un ponte per l’aldilà. Alcuni dei suoi modelli prediletti furono Lisa Lyon e Derrick Cross, rappresentazioni ideali della lussuria fine a sé stessa.

Simbolo anticonformista di una contemporaneità senza tempo, crea immagini che fanno gridare allo scandalo ma allo stesso tempo fanno venire voglia di avvicinarci e di accarezzarle. Lontane dal puro aspetto pornografico, esse vengono paragonate ai non finiti di Michelangelo, grazie a una profonda precisone formale e stilistica e un perfetto contrasto tra luce e ombra.
Muore di Aids a Boston nell’89.


Ok! Fin qui ci siamo!
Appena entrati alla Noero, veniamo travolti dall’architettura Settecentesca del posto, il dialogo perfetto tra interno ed esterno, e da Palazzo Carignano che ci guarda prepotente da fuori.
Notai che il pavimento scricchiolava, anzi scricchiolava un bel po’!
“Gio, fai piano per favore!!!”


Fabrizio ammirando una meravigliosa Lisa Lyon seduta comoda su una sedia, mi chiese ” ma dov’è il sadomaso?”
Non aveva ancora capito che di sadomaso in quel posto avremmo trovato ben poco, semmai tanta sensualità e uno studio accurato e preciso del corpo.
E fu in quel momento che capii il senso delle immagini di Mapplethorpe, il suo sottile edonismo e raffinatezza. Confesso che anche io mi aspettavo la cruda e nuda verità di “The X Portfolio”, invece mi sbagliavo!
Passeggiando per le sale trovai bellezza, curiosità, nature morte che sembrano dipinti mescolati a volti famosi, sculture classiche e quel corpo splendido di Milton Moore.


“Apperò!!!” esclamai in coro insieme a Ramo.
E mi tornò subito in mente l’esclamazione usata da Bonami in “Lo potevo fare anche io”:  “Ammappelthorpe!!!”
E sì!
Non è possibile, infatti, rimanere impassibili davanti a quella perfezione, a quei chiari scuri, al racconto timido di quella luce, che penetra nella sinuosità dei corpi e sembra proprio dirci…
“Vedi? È tutta questione di luce!!!

G.

 

 

 

 

 

La mostra Robert Mapplethorpe, in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation, rimarrà aperta al pubblico alla Galleria Franco Noero, in Piazza Carignano 2, a Torino, fino al 18 marzo.

Per info: www.franconoero. com oppure info@franconoero.com

Credits Photo: Ramona Clapan

Perché TheDoubleFace?

TheDoubleFace, Il doppia faccia!!!

Ebbene sì!  Le due facce della stessa medaglia, e cioè l’arte e l’architettura, con tutti i punti di incontro e non che le accomuna e le rende interessanti e certe volte anche abbastanza incomprese.

Qui troverete tutte le novità sull’arte contemporanea, l’architettura, il design e molto altro. Non mancheranno, ovviamente, le recensioni di mostre, le visite a spazi dedicati e fiere.

Il tutto cercando di dare anche visibilità agli artisti, designer e architetti emergenti, che hanno voglia di farsi conoscere, poiché credo molto alla nuova generazione, che è poi anche la mia, con le nostre strane idee e la voglia di crescita e miglioramento. TheDoubleFace è anche per loro, per mettere in luce i loro lavori e la loro creatività.

Per ora non vi svelo più nulla, seguitemi e spero non vi pentirete.

Se avete qualche dubbio, se avete visto una mostra bellissima, o conoscete un artista o designer bravissimo e volete che ne parli, scrivetemi a info@thedoubleface.com   e sarò molto contenta di rispondervi.

Ricordandovi che sono online anche su Facebook e Instagram.

A prestissimo con il primo vero articolo di TheDoubleFace.

G.